di Massimo Marino
Corriere di Bologna, 12 gennaio 2021
Amleto in carcere diventa web serie. Uno spettacolo con i detenuti di una Casa circondariale diventa una web serie. Succede ad Affari di famiglia di Teatro Nucleo, che da giovedì 14 ogni settimana si vedrà online alle 18 sulla pagina Facebook della compagnia e su quella del Coordinamento teatro carcere Emilia-Romagna. Teatro Nucleo lavora da 16 anni nel carcere "C. Satta" di Ferrara, portando spesso gli spettacoli creati sul palcoscenico del teatro Comunale.
Anche quest'anno, in aprile, avrebbe dovuto debuttare un nuovo lavoro ispirato all'Amleto, nell'ambito del progetto "Padri e figli" del Coordinamento regionale. La pandemia ha chiuso i teatri e anche il carcere è diventato impraticabile. "Ci hanno chiesto per la prima volta di tornare a lavorare con i detenuti d'estate: non era mai successo, perché il personale di sorveglianza in quel periodo va in ferie. Noi abbiamo accettato, consapevoli dell'importanza di un laboratorio frequentato da 35 persone di diversa nazionalità, il 10% della popolazione carceraria", ci racconta Horacio Czertok, fondatore della compagnia da una costola della storica Comuna Baires, gruppo argentino rifugiatosi in Italia negli anni 70 dopo il golpe dei generali. La strada, il carcere e altri luoghi di esclusione sono stati i palcoscenici di questo gruppo, che organizza a Pontelagoscuro la stagione "Le magnifiche utopie". Continua: "Potevamo lavorare ogni volta solo con piccoli gruppi di detenuti, per circa un'ora e mezza. Poi anche in autunno i teatri sono stati chiusi. Allora abbiamo pensato di portare fuori il lavoro in video...".
La parola passa a Marco Luciano, regista e drammaturgo: "Avevamo iniziato a riprendere in video le prove per documentazione. Ci siamo accorti che l'idea di filmare suscitava interesse e poteva diventare un modo per fare uscire il lavoro. Già pensavamo di creare una specie di album fotografico dei personaggi dell'Amleto, anche seguendo le riscritture di Laforgue e di Heiner Müller".
Hanno adattato l'idea al video, creando dieci episodi. "Ognuno di essi, della durata di quattro minuti, è uno squarcio su un personaggio, a partire dal conflitto padre-figlio, dal gravoso compito della vendetta che lo spettro assegna ad Amleto. Iniziamo a metterli online giovedì con un monologo dal "Macbeth". Nel secondo episodio gli attori litigano per accaparrarsi la parte del protagonista, nel terzo re Claudio narra la storia e così via".
L'idea è piaciuta: "Abbiamo assegnato compiti da svolgere durante la settimana per ottimizzare il tempo: i detenuti sono arrivati con idee per allestire i set e soluzioni drammaturgiche; da ogni incontro siamo usciti con una clip pronta. La colonna sonora, scelta dal moldavo di origine rom Nicolae Roset, echeggia la lontananza, la nostalgia della famiglia. Nel video i detenuti hanno visto uno strumento per mettersi in contatto con l'esterno, con i parenti, con la società, con un film che diventa una riflessione esistenziale sul perdono, un sentimento che permette la trasformazione: perdonando si impara a perdonarsi".










