Il Resto del Carlino, 21 ottobre 2025
Emergono nuovi dettagli nella vicenda del transgender che denunciò di essere vittima la scorsa estate di una violenza sessuale all’Arginone. A fornirli è il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che venerdì ha risposto ad una serie di interrogazioni presentate da Movimento 5 stelle, Azione, Pd e Avs. La persona coinvolta, poco più che 40enne, era stata trasferita nel carcere ferrarese a marzo, dalla sezione speciale per detenuti trans “Orione” di Reggio Emilia (una delle sei esistenti in Italia). Qui aveva però creato “problematiche che ne hanno via via reso incompatibile la sua permanenza”, ha spiegato il ministro.
A confermarlo anche la direttrice dell’istituto reggiano Lucia Monastero nella sua relazione, allegata alla risposta di Nordio. Quanto alla violenza, il ministro ha evidenziato che la presunta vittima avrebbe raccontato due versioni relative ad altrettanti giorni diversi, ma “la visione della videosorveglianza non confermava quanto da lui dichiarato”. Della vicenda, ha aggiunto Nordio, “è stata immediatamente fatta segnalazione alla Procura”.
L’esponente del Governo ha dato infine atto alla casa Casa circondariale della nostra città di aver adottato dopo i fatti “tutte le misure di precauzione possibili per tutelare l’incolumità del detenuto, formalizzando il provvedimento di grande sorveglianza attiva e passiva e il divieto di incontro con la restante popolazione detenuta”.
Oltre a ciò “i sanitari hanno adottato la procedura connessa alle segnalazioni da codice rosso e il caso è stato segnalato al servizio psicologico del presidio interno, per interventi di sostegno e per valutazione di eventuali rischi suicidari”. Infine, poiché il detenuto “ha espresso la volontà di riprendere la cura ormonale per la transizione di genere, precedentemente interrotta”, è stato trasferito nel carcere di Belluno dotato di sezione per transex.











