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di Tommaso Piacentini

estense.com, 29 settembre 2026

È stata battezzata con l’imperativo evangelico Kum, ossia “Àlzati”. È l’espressione del desiderio di rialzarsi, di mettere un punto e di ripartire per tutti quei ragazzi sottoposti a misure restrittive che saranno ospitati nella struttura completamente rinnovata delle ex casermette della comunità Pratolungo a Cona, inaugurata ieri (domenica 27 settembre) da Domenico Bedin, presidente di Viale K. Immerse nella pianura ferrarese, tra un bosco di trenta ettari e i vasti campi coltivati, le ex casermette erano una struttura militare ai piedi di una grande torre metallica - tuttora presente - che serviva per le comunicazioni radio dell’esercito. Successivamente abbandonate, Bedin ha incaricato i due artefici del restauro, Giulio e Paolo, di dare loro nuova vita.

Tra giugno e agosto, durante quella che sarà ricordata come una delle estati più torride della storia, Giulio e Paolo si sono rimboccati le maniche e hanno trasformato una struttura fatiscente in un alloggio per otto persone, comprensivo di camere per gli ospiti, un bagno, una cucina e un salotto.

“Un luogo stupendo che abbiamo in concessione dal Comune di Ferrara” come ha spiegato Bedin in un discorso inframezzato dalle note dell’orchestra a plettro “Gino Neri”, un posto dove il riscatto non sia solamente utopia, ma un obiettivo, come quello prefissatosi da colui che ha reso possibile la ristrutturazione: “Voglio ringraziare Giulio, una persona che la legge ha condannato a 10 anni e 8 mesi di carcere, ma che io ritengo innocente, perché coinvolto dalla sua famiglia in faccende di droga”.

“Lui sta scontando la sua pena con il desiderio non solo di finire e andarsene, ma è nata una tale sintonia tra me e lui, e tra lui e questo ambiente, che il suo progetto è quello di restare per poter continuare un servizio a favore della libertà delle persone che, dopo e durante la detenzione, possono usufruire di misure alternative e dare così loro una prospettiva”. Una lezione di ospitalità che non è semplice accoglienza, ma è comprensione dell’altro. Comprensione come quella che Giulio e Domenico Bedin hanno avuto per un altro ospite di Kum, Ryan: “Ero in carcere e un’educatrice mi dice che hanno un ragazzino un po’ vispo e particolare”.

Ryan appare a Bedin come un ragazzo incompatibile con una realtà come quella futura di Kum, ma il destino ha altri piani: “Mi presentano un altro, un ragazzo africano giovane, simpatico. Questo mi sembra più adatto. Il terzo giorno faccio la dichiarazione di ospitalità con il suo nome, poi dopo tre giorni mi chiamano dall’ufficio matricola per andarlo a prendere. Quando arrivo, mi hanno presentato l’altro, perché per errore avevo dato la disponibilità a Ryan”.

Un errore sulla carta che tuttavia si trasforma in un insegnamento di vita: “Se c’è un ragazzo educato e che è stato una scoperta è Ryan. Ingiudicato, al magistrato ho chiesto se mentre era qui potesse andare a lavorare e a giocare a calcio, ma il magistrato gli ha concesso solo di andare a lavorare”. “L’altro giorno è andato a lavorare e, appena tornato, mi ha dato i soldi che aveva guadagnato. Questi sono i miracoli che succedono qui. Il miracolo più grande è quello che si ottiene con la pazienza”. La pazienza che hanno impiegato Giulio e Paolo nel ristrutturare le ex casermette è la stessa che ci insegna a “essere più tolleranti nel giudizio verso gli altri”, come Bedin ha detto di aver fatto con Ryan.

Il presidente di viale K ha poi spiegato che la struttura “non è finanziata da enti pubblici”, ma che si sostiene grazie ai contributi della cooperativa Meeting Point Ets e a quelli di alcuni carcerati che usufruiscono di un dividendo mensile grazie al progetto regionale “Territori per il reinserimento”. “È un miracolo, come ne ho visti tanti nella mia vita e il lavoro delle persone che sono qui ci permette di fare cose così belle” ha concluso Domenico Bedin. Un modo per rinascere, per riscattarsi, per rialzarsi. In una parola: Kum.