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di Alessandra Mura


La Nuova Ferrara, 28 agosto 2019

 

Sciopero della fame all'Arginone. La Garante: è una struttura complessa, difficile organizzare corsi per le sezioni speciali. Nella Casa circondariale dell'Arginone vengono organizzate attività di formazione e rieducazione dei carcerati, come previsto tra le finalità della pena detentiva.

Una possibilità che però non riesce ad arrivare a tutti in uguale misura, perché ci sono detenuti, quelli delle sezioni dei "protetti", che proprio per le limitazioni legate alla loro sicurezza finiscono per essere in buona parte esclusi da queste attività. Una limitazione che può sfociare in frustrazioni e proteste. L'ultima è quella di Andrea Volpe, conosciuto per la vicenda delle Bestie di Satana, che ha avviato uno sciopero della fame insieme ad altri quattro compagni lamentando questa discriminazione.

Struttura complessa - Un problema che Stefania Carnevale, Garante ferrarese per i Diritti delle persone private della libertà personale ha ben presente: "La questione è che la Casa circondariale di via Arginone è molto diversificata e complessa per essere una struttura di medie dimensioni".

Oltre alla sezione riservata ai detenuti comuni, ci sono le sezioni speciali: i "protetti", che, in ragione del tipo di reato commesso o dell'orientamento sessuale, rischiano prevaricazioni da parte di altri ristretti; i parenti di collaboratori di giustizia; i collaboratori di giustizia a rischio di ritorsioni; l'Alta Sicurezza 2, dove sono custodite persone accusate o condannate di reati di terrorismo anarco-insurrezionalista; i semiliberi.

"Si può dunque ben immaginare, spiega Carnevale, "come possa essere complicato, a cominciare dall'aspetto logistico e organizzativo, tenere attività diversificate per ciascuna tipologia di detenuti che non possono incontrarsi tra di loro, all'interno degli spazi del carcere". A complicare ulteriormente il tutto la scarsità di risorse e la conseguente necessità di appoggiarsi in buona parte al volontariato. "C'è sempre stato un grande impegno da parte della direzione del carcere - prosegue Carnevale - per offrire ai detenuti opportunità di formazione e rieducazione. Un tema che ho affrontato più volte con l'Area pedagogica del carcere".

Diritti in contrasto - Il diritto alla protezione dei detenuti delle sezioni speciali finisce quindi per entrare in contrasto con quello della rieducazione. "In più d'estate la situazione si complica, perché ci sono meno attività ed è il periodo in cui i detenuti avvertono maggiormente il vuoto e la solitudine". Il caso Volpe, peraltro, non è l'unico. Per i motivi più disparati, gli scioperi della fame sono eventi piuttosto frequenti, "e non è possibile monitorare il fenomeno in tempo reale".

Tra gli obiettivi del Garante, "c'è sempre stato e c'è quello di estendere il più possibile le attività svolte dai detenuti comuni anche agli "speciali", ma per le ragioni che ho esposto non è semplice e alla fine non si riesce mai ad andare oltre a un solo corso.

La creazione di sezioni è disposta dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (Dap), e il carcere di Ferrara risulta essere fortemente frammentato, e questo determina maggiori difficoltà a organizzare attività formative differenziate, incastrando spazi e orari per evitare il contatto tra sezioni da tenere separate". A questo si aggiunge che anche per i detenuti comuni, i programmi di rieducazione devono essere differenziati sulla base della durata della pena da scontare.