di Francesco Franchella
Il Resto del Carlino, 19 giugno 2022
“Abbiamo sfatato tanti falsi miti che arrivano dalla cinematografia e ci hanno colpito tante storie di vita all’interno dei penitenziari”. Il clan “La Rocca” del Gruppo Scout Cento 1, nel corso dell’ultimo anno ha portato avanti un progetto incentrato sulle carceri italiane, che ha visto i ragazzi e le ragazze incontrare ex detenuti, volontari ed esperti in materia, per poi proseguire con l’ideazione di un questionario per comprendere la conoscenza e la percezione del tema da parte dei centesi. “Il nostro gruppo è formato da ragazzi di età compresa tra i 17 e i 21 anni - spiega Federica Grazi - Ogni anno ci si interroga su un argomento ed è emerso l’interesse dei ragazzi sulle carceri, argomento di cui si parla poco. Ci si è interrogati, ad esempio, se esista il reinserimento lavorativo all’interno del carcere per i detenuti. Abbiamo dunque parlato con ex carcerati, con alcuni lavoratori all’interno di queste strutture e con associazioni come “Piccola carovana”. Un progetto iniziato a gennaio che ha visto coinvolti 18 ragazzi, che hanno poi realizzato un questionario distribuito a un centinaio di centesi”.
A raccontarci questa seconda fase è Filippo Bucciarelli, che ha spiegato come sia stata un’esperienza importante che ha portato alla luce quanto le persone che hanno aderito al questionario sappiano realmente poco.
“Abbiamo formulato il questionario sulle esperienze raccolte e le testimonianze, che ci hanno dato risposte inaspettate - dicono i ragazzi -. Ci ha colpito che il 42.9% dei centesi intervistati avesse un conoscente che era finito in carcere e non ci aspettavamo una percentuale così alta”. Esperienza che però è stata utile anche ai ragazzi. “Noi abbiamo imparato tante cose ma soprattutto abbiamo sfatato dei falsi miti accorgendoci che le nostre informazioni si basavano soltanto sulle conoscenze nei film - spiegano -: ci hanno colpito i racconti di vita all’interno del carcere dove la differenza di ceto si riflette anche sulle gerarchie che si creano, e ne siamo usciti un po’ scossi soprattutto perché pensavamo che la vita all’interno fosse un po’ meglio di quella che abbiamo scoperto”. Progetto che abbraccia anche la legalità e la prevenzione. “Indirettamente per noi è stato anche un percorso verso la legalità - aggiungono -. Ci ha fatto ricredere sulla reintroduzione dei carcerati nel mondo del lavoro trovando tante porte chiuse, e questo per la maggior parte significa reiterare il reato e tornare quindi dietro le sbarre”.










