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Il Resto del Carlino, 6 luglio 2026

La denuncia del Sappe che propone l’utilizzo delle misure alternative “Si ricorra di più ai domiciliari e all’affidamento in prova ai servizi. Questo può attenuare subito il problema del sovraffollamento”. Notti senza respiro in celle roventi. Tre o quattro detenuti stipati in pochi metri. Il termometro che segna quaranta gradi, si aggiunge al sovraffollamento del carcere dell’Arginone. La capienza massima è stata da tempo superata: ci sono 163 detenuti in più e le condizioni di vita continuano a essere preoccupanti. A causa del ‘soldout’ è stata aggiunta anche la terza o quarta branda nelle celle.

La drammatica situazione denunciata nel carcere dalla Camera Penale, è stata segnalata da tempo anche dal sindacato Sappe. “Malati psichiatrici, tossici e disabili gravi sono stipati nelle celle - sottolinea il segretario nazionale Sappe Francesco Campobasso -. Far vivere la comunità penitenziaria in queste condizioni, senza sistemi di aria condizionata, senza ventilatori, è scandaloso. Si punisce la malattia e si rinchiude il disagio. Siamo davanti a una emergenza umanitaria che è a un punto di non ritorno”.

Campobasso lancia alcune proposte: “Trovare un istituto in ogni regione che ospiti i soggetti ex articolo 32 bis, ossia detenuti che richiedono particolare attenzione per la tutela propria o per salvaguardare l’incolumità degli altri. A questi vanno aggiunti gli ex articolo 14 bis che sono detenuti nel regime di sorveglianza speciale. In cambio l’istituto che ospiterebbe questi soggetti dovrebbe ricevere un incremento di organico”.

L’obiettivo per Campobasso deve “essere quello di un sistema che davvero rieduchi i detenuti. In condizioni di sovraffollamento questa operazione è molto difficile. Il carcere dovrebbe puntare al reinserimento sociale. Un altro aspetto è aumentare gli investimenti in tecnologia con maggiore informatizzazione e telecamere. Chiediamo quindi al governo di darci una mano. Così non si può andare avanti”. Sulla stessa lunghezza il segretario generale aggiunto del Sappe Giovanni Durante: “Il governo vuole costruire nuove carceri e padiglioni, ma così il problema attuale viene spostato nel tempo. Bisogna capire come intervenire per attenuare oggi i disagi. La mia proposta è di utilizzare queste risorse stanziate dal governo per potenziare le misure alternative al carcere, soprattutto nel caso di reati minori. Mi riferisco ai domiciliari e all’affidamento in prova ai servizi sociali. Sono due forme alternative al carcere che vanno utilizzate in caso di reati di lieve entità”.

Anche il personale soffre: “Vanno migliorate le caserme - prosegue Durante -. Molte sono senza climatizzatore e anche gli uffici e i posti di servizio hanno bisogno di manutenzione. Durante spiega le conseguenze del sovraffollamento: “Il carcere diventa un autentico concentrato di criticità. Ospita ben oltre la capienza prevista detenuti con gravissimi problemi disciplinari, comportamentali e psichiatrici. Ogni giorno si consumano episodi di tensione, minacce, proteste e continue provocazioni nei confronti della polizia penitenziaria. Chi aggredisce gli agenti troppo spesso rimane nello stesso istituto. I trasferimenti verso strutture maggiormente idonee o a più elevato indice di sicurezza sono diventati l’eccezione anziché la regola. Così si alimenta un devastante senso di impunità che incoraggia ulteriori violenze e mortifica gli uomini e le donne del corpo. Le inevitabili proteste dei detenuti finiscono per scaricarsi ancora una volta sulla polizia penitenziaria, che diventa il bersaglio di tensioni generate da inefficienze totalmente estranee alle proprie competenze. È un sistema che scarica sistematicamente ogni problema sulle spalle del personale in uniforme”.