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di Nicola Bianchi

Il Resto del Carlino, 29 giugno 2025

La denuncia di una 40enne italiana: “Erano in quattro”. La struttura non ha una sezione dedicata. Oggi nelle carceri italiane sono circa 80 le persone transgender ristrette. La denuncia è terribile e, se confermata dalle indagini, spalancherebbe uno squarcio ancora più devastante sulle carceri italiane, sovraffollate, violente, pronte in ogni momento a esplodere. Ferrara, Arginone, carcere di massima sicurezza, quasi 400 detenuti stipati tra caldo torrido e cemento armato. C’è una denuncia, contro ignoti, che porta la firma di una detenuta transgender poco più che quarantenne di nazionalità italiana che racconta di essere stata stuprata da altri detenuti (“erano in quattro”) in una cella della quarta sezione, quella per ‘protetti’ dove sono ospitate oltre 40 persone.

A Ferrara era arrivata alla fine di marzo, trasferita dal carcere di Reggio Emilia, dove esiste una apposita sezione per transgender a differenza dell’Arginone. “Questa detenuta - spiega la Garante comunale, Manuela Macario - perché si sente donna a tutti gli effetti, aveva fin da subito chiesto di essere spostata da Ferrara, in un penitenziario per transgender perché qui temeva di essere violentata. Ne parlò fin dal primo giorno con me, con il Garante regionale e con la direttrice dell’Arginone la quale aveva fatto immediata richiesta di trasferimento”.

Ma, tre mesi più tardi, ancora nulla. Per via della lentezza burocratica, in particolare legata alle vicende carcerarie, dove un detenuto per ricevere un pacco fermo in portineria spesso deve attendere mesi. “Era disperata - continua Macario -, aveva già segnalato di essere stata palpeggiata nei corridoi dell’istituto, era in pericolo. Come è stato possibile metterla in un istituto di soli uomini e non adeguato alle sue esigenze? Una vergogna, un fatto gravissimo, segno di grande cecità e ignoranza delle istituzioni”.

Il 24 giugno la detenuta si è presentata nell’infermeria del carcere trovando il coraggio di denunciare il presunto abuso “subito da quattro persone”, poi l’immediato accompagnamento al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna dove è stato attivato il cosiddetto codice rosa, protocollo riservato a donne, bambini e persone discriminate vittime di violenza sessuale. All’Arginone è stata subito aperta un’indagine interna, sono state controllate le telecamere a circuito chiuso e sentite alcune persone. In Procura è stata aperto un fascicolo, al momento contro ignoti.

La vittima ora è guardata a vista dai poliziotti della Penitenziaria: durante la doccia, chiusa a chiave nella sua cella quando gli altri sono liberi (e viceversa), scortata durante i pasti “per preservare - spiegano fonti interne del carcere - la sua incolumità”. “Nel nostro penitenziario - sottolinea ancora Macario - ha trovato grande attenzione fin dai primi giorni, dalla direttrice ai sanitari al resto dello staff, tutti consapevoli della situazione, la chiamavano al femminile utilizzando ogni accortezza”. Oggi, nelle carceri italiane sono circa 80 le persone transgender ristrette. Secondo l’ultimo rapporto di Antigone, associazione che si occupa della tutela dei diritti dei detenuti, le persone trans subiscono discriminazioni e sono ancora considerate un’”eccezione” del sistema.