Il Resto del Carlino, 13 settembre 2020
In tre piccoli appezzamenti vengono coltivati prodotti della terra: "Un progetto di formazione sociale". Anche il carcere ha il suo giardino. Aperto nuovamente e solo per poche ore al pubblico in occasione della prima giornata di "Interno verde", lo spazio verde di via Arginone è un orto curato dagli stessi detenuti.
O meglio, sono ben tre orticelli: "La possibilità di lavorare la terra - ha spiegato la comandante della struttura Annalisa Gadaleta, nel corso della visita guidata e contingentata - rientra all'interno del progetto Galeorto, sin dal 2016, e insiste su tre spazi. Nonostante richieda un lavoro di sicurezza aggiuntivo, tutto il personale del carcere ne è entusiasta e lo sono anche i ragazzi che lo curano".
Come detto, ieri mattina anche i visitatori hanno potuto toccare con mano il lavoro che alcuni 'ospiti' della casa circondariale svolgono quotidianamente. Un operato che interessa una porzione di terra esterna alle mura perimetrali del carcere di circa 1,5 ettari, una invece interna alla struttura di oltre 3,5 ettari ed infine una terza, più piccola, dedicata all'attività vivaistica: in tutto, sono circa una ventina i detenuti impegnati nella produzione e raccolta di frutta e verdura.
Poi, i prodotti che si ottengono, vengono distribuiti a tutti gli altri reclusi. Se poi qualche particolare dono della terra abbonda, vengono chiamate in causa l'associazione Viale K, la Caritas o l'Emporio solidale Il Mantello.
"A seconda del ciclo delle stagioni - precisano dall'associazione Viale K presieduta da don Domenico Bedin - vengono prodotte più o meno tutte le varietà orticole, compreso il peperoncino e le cime di rapa; queste ultime, in particolare, sono molto apprezzate soprattutto dal personale che lavora all'interno del carcere. I macchinari necessari al lavoro sono stati donati o comprati grazie ai ricavi delle attività di volontariato: in questo modo l'orto diventa il mezzo, e non il fine, di un percorso formativo".










