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estense.com, 15 maggio 2020


La posizione del direttivo e dell'osservatorio della Camera Penale Ferrarese. "Ferrara, diversamente da quanto sta accadendo in altre realtà territoriali della regione, risulta sprovvista di un sistema di reinserimento sociale, che costituirebbe una occasione importante di contrasto alla marginalità sociale, al fine di favorire una piena rieducazione".

È quanto osservano il direttivo e l'Osservatorio carcere della Camera Penale Ferrarese. La questione è quella delle misure alternative alla detenzione, soprattutto in un periodo storico in cui "l'emergenza Covid-19 ha messo nuovamente in luce il problema del sovraffollamento carcerario e dei rischi che questo comporta per la salute dei detenuti".

Per attuarle però, è necessario un domicilio idoneo e per questo, ricordano dalla Camera Penale, "nel mese di aprile, è stato sottoscritto un accordo fra la Regione Emilia-Romagna e l'Uepe ai sensi del quale è stato indetto un bando di gara destinato ad enti e associazioni del Terzo Settore per accogliere nelle proprie strutture o in quelle messe a disposizione dalle amministrazioni comunali alcuni detenuti richiedenti, così da fornire un supporto abitativo e di sostegno al reinserimento sociale a favore dei beneficiari".

Il bando non ha avuto alcun seguito: "Un consorzio di cooperative congiuntamente ad una Ats - ricordano dalla Camera Penale, che riprende notizie di stampa - aveva richiesto di partecipare al bando e l'Amministrazione comunale ne ha respinto la candidatura, ritenendo che non fosse pervenuto alcun progetto dettagliato, ma solo una richiesta generica e incompleta, peraltro a pochissimi giorni dalla scadenza del bando (fissata al 4 maggio 2020). All'esclusione sono seguite svariate polemiche e proteste, culminate con una interpellanza alla Giunta".

Polemiche a parte, "l'unico effetto concreto è che - attualmente, a bando scaduto - Ferrara, diversamente da quanto sta accadendo in altre realtà territoriali della regione, risulta sprovvista di un sistema di reinserimento sociale, che costituirebbe una occasione importante di contrasto alla marginalità sociale, al fine di favorire una piena rieducazione".

La richiesta e quella di una "pronta ricerca di una soluzione che sia concretamente idonea a rispondere alle esigenze che ci si propone di realizzare: un più ampio ricorso alla misura extra muraria, che consenta la fuoriuscita dal circuito carcerario di condannati con pene residue minime, specie in un momento emergenziale come quello in atto".