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di Annalisa Guglielmino

Avvenire, 12 ottobre 2025

Per il Festival di Internazionale, la casa circondariale di via Arginone ha presentato le attività. Tra queste, il giornale Astrolabio. Ora clicca su Arresta il sistema”. Un silenzio imbarazzato, l’operatore si gira verso il detenuto. “Lo farei - ride quello mentre esegue il comando -, ma è il sistema che ha arrestato me”. Solo un contrappasso lessicale, ma “perché in galera il modulo che ogni detenuto si ritrova a compilare anche più volte al giorno si chiama “domandina”?”. Forse perché “ora che tutto si è fatto piccino/ e chiedo il permesso anche per prendere l’aria”, si resta ancora più chiusi nella prigione della “minorità” cantata da Capossela.

“Qui le parole contano”: Mauro Presini, maestro in pensione, è perplesso dai diminutivi. Con gli altri volontari si avvicenda ai cancelli di via Arginone, a Ferrara, “una parte del quartiere” con le sue aiuole curate e le lunghe piste ciclabili percorse avanti e indietro dai detenuti che lavorano all’esterno. Per il terzo anno ha organizzato, insieme ai funzionari giuridico-pedagogici e all’amministrazione della casa circondariale, “La città incontra il carcere”, nell’ambito del Festival di Internazionale.

Trenta le persone ammesse, accolte dalla direttrice Maria Martone. C’è un ponte ideale da attraversare sulla locandina, “Il ponte di Eraclito” che Magritte ha lasciato sospeso a metà. Tra i corridoi e i muri intrisi di rumori nuovi per chi entra in una galera la prima volta, si va incontro, passando davanti alle stanze di pernottamento che una volta si chiamavano celle, ai detenuti che scrivono sul giornale del carcere. In una giornata diversa da tutte le altre (non solo per chi è recluso) si prova a gettare l’altra mezza campata invisibile del ponte.

“Voi siete per noi lo specchio della libertà”: Mauro, Francesco T., Giuseppe, Hassane e gli altri, in cerchio “inscenano” una riunione di redazione, come quella in cui settimanalmente discutono gli argomenti da trattare sul periodico diretto da Vito Martiello, e diffuso all’interno e all’esterno del carcere. “Ma noi non siamo attori. Ci siamo chiesti come donarvi una bella esperienza, come lasciare un segno che una volta varcata l’uscita non ci faccia dimenticare”: la domanda che assilla questo papà recluso (“Pa’, stai nel chill - lo ha rassicurato la figlia adolescente al colloquio -, le persone capiranno quanto ci tenete”), e come lui tutti i detenuti che cercano un riscatto è “se davvero siano realizzabili i percorsi di reinserimento individuali previsti dal sistema penitenziario”.

Se ci sono, insomma, tutte le risorse necessarie perché il sistema non “arresti” soltanto: “Una persona rieducata non è più pericolosa”, per Claudio. Qui al “Costantino Satta” ci sono i corsi di laurea dell’Università di Ferrara, il “gale-orto”, la “ri-cicletteria”, il teatro, le partite di rugby, la musica, incontri con le scolaresche e, per l’appunto, il giornale Astrolabio, dal nome dello strumento usato dagli antichi per scrutare le stelle e trovare la rotta. Attività che “ci permettono di trascorrere le giornate concentrandoci su un obiettivo importante”, spiega Francesco L., iscritto a Giurisprudenza. “Si parla tanto poco di noi detenuti - rimarca Ettore: chi siamo, come viviamo. Non siamo nati detenuti”.

Sentirsi ascoltati “dà significato al tempo che altrimenti sarebbe inutile”. “A chi servirà una pena che/ non sa cambiare, ma solo consumare?”: nelle loro giornate e su Astrolabio sono incise le strofe di Vinicio Capossela, e lo saranno le riflessioni dei trenta ospiti, che promettono di scrivere alla redazione mentre si va, fra strette di mano, verso l’uscita. Dove ora è ben visibile quel ponte in divenire, fatto anche di parole.