Samuele Govoni
La Nuova Ferrara, 9 marzo 2015
Il Nucleo oggi vola in Germania per il progetto europeo di teatro in carcere A guidare il gruppo il regista Horacio Czertok coordinatore di "Breaking Limits". Se è vero che solo il teatro ti permette di aprire una porta e trovarti davanti all'infinito, allora è altrettanto vero che il teatro consente a un detenuto di "evadere" dal carcere ogni volta che vuole.
Horacio Czertok, insieme al Teatro Nucleo, da anni lavora alla Casa Circondariale di Ferrara, accompagnando i detenuti in un percorso che non è solo passatempo, è molto di più: è un insieme di culture, approfondimenti, storie, approcci, studi, scoperte e interazioni. Nel 2013 nasce "Breaking Limits", progetto europeo di teatro in carcere in Europa. Il Teatro Nucleo è coordinatore dell'iniziativa e i partner sono l'azienda Asp di Ferrara - Italia, l'Alarm Theater di Bielfeld (Germania), il Teatro del Norte di Oviedo (Spagna), l'Ures Ter di Pecs (Ungheria), l'Università di Liegi (Belgio) e il Ministero della Giustizia della Turchia.
Oggi Czertok e i suoi partono alla volta di Bielfeld. Qui incontrano i loro colleghi, le istituzioni per scambiarsi pareri, opinioni, impressioni e idee riguardanti l'attività teatrale all'interno dei penitenziari.
Noi della "Nuova" compiremo questo viaggio con loro per raccontarvi da vicino questo "insolito" gemellaggio culturale. Prima di partire però abbiamo intervistato proprio Horacio Czertok per scoprire da lui la nascita, lo svolgimento e il futuro di questo percorso.
Quando e perché è nata la voglia di portare il teatro all'interno del carcere?
"In trent'anni - dice - ho portato il teatro nelle piazze e nei "luoghi senz'anima" di centinaia di città in tre continenti, constatando ovunque entusiastiche e profonde adesioni che andavano oltre le differenze culturali o etniche. Il carcere è l'opposto all'apertura della piazza, dell'estrema libertà immaginabile e praticabile: una mia naturale predisposizione alla contraddizione mi ha portato a pensare che proprio laddove minima è la libertà, massimo è il desiderio per il bene più importante dell'uomo. Il teatro è la massima espressione della libertà e portarlo dentro il carcere avrebbe arricchito tutti: detenuti e teatro, ma anche chi lavora nella struttura e i cittadini tutti. Dopo dieci anni di teatro nel carcere di Ferrara posso dire che così è stato, e che così è tuttora".
Il teatro diventa in un certo senso uno strumento...
"Usiamo il teatro per tante cose: intraprendere un percorso di alfabetizzazione ad esempio o imparare la lingua italiana in modo più dinamico e partecipato. Durante una lettura o un'improvvisazione riemerge la componente ludica e allora l'ostacolo, in questo caso la lingua, non è più una montagna insormontabile ma fa parte del gioco".
Ora a cosa state lavorando?
"Alla Gerusalemme liberata di Torquato Tasso - sorride; difficile no? Bene, più alta è la sfida più ampio è il lavoro; noi la pensiamo così. Nell'opera di Tasso ci sono guerra, religione, ma soprattutto poesia. Le ottave Tassiane sono una sfida, è come scalare una vetta di 5mila metri a mani nude: è difficile, ma noi non semplifichiamo le cose. La poesia è complessa e tramite tale complessità si scavano delle vie nell'anima dei "nostri" detenuti".
Come si svolge l'attività laboratoriale?
"All'Arginone facciamo quattro ore a settimana, suddivise in due giorni. In media ci sono una ventina di partecipanti ma non abbiamo numeri fissi. La Casa Circondariale di Ferrara ha un turnover molto ampio e quindi fare percorsi a lungo termine con i detenuti è difficile, però lavoriamo con tante persone. Cerchiamo di mettere al centro dell'attività il vissuto e le esperienze di ciascuno di noi. Questo non significa che seguiamo una corrente di "teatro biografico", però a volte, mettere in campo sé stessi può essere utile".
Le prospettive future?
"Buone: il coordinamento regionale che abbiamo voluto fondare a Ferrara con il Forum del 2009 e le successive azioni hanno portato dal solo supporto del Comune di Ferrara all'adesione convinta di Regione, Università di Bologna e, soprattutto, Provveditorato all'amministrazione penitenziaria. Le realtà teatrali - chiude - che agiscono nelle carceri in regione crescono ogni anno, sia per volume di attività e sia come qualità di interventi. C'è ancora molto lavoro da fare, ma siamo sempre pronti".










