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di Gianluca Nicoletti

La Stampa, 4 novembre 2024

Ho visto frotte di bambini giocare entusiasti nel “Villaggio Difesa” al Circo Massimo, molto più divertiti di quelli che vidi un anno fa al villaggio di Babbo Natale a Villa Borghese. Quando mai capita a una bimbetta bionda alta mezzo metro di poter giocare alla “piccola sminatrice”, sotto la guida attenta di un vero artificiere in mimetica e anfibi. Prima cerca con il metal detector, piano piano con un pennello libera l’area dal terriccio, poi finalmente appare la mina con la spoletta bene in vista. “Adesso possiamo farla scoppiare?”, dice la piccina, fiera della sua caccia al tesoro. “Beh no, adesso non si può c’è troppa gente!”. Infatti tutt’intorno una folla di mamme, papà e bimbi di tutte le età con gli smartphone in mano, in fila per far provare al loro tesoruccio la delizia del piccolo incursore. È la prima volta che nella Capitale, tra le vestigia dell’Antica Roma, è stata organizzata questa immensa fiera di paese per celebrare le Forze Armate, con una strategia di marketing davvero mai vista. C’era di tutto e di più per mostrare le specialità, i campi d’azione, il livello tecnologico dei militari Italiani.

Sotto il tricolore così immenso da dover esser sollevato con una gru, è stato schierato ogni baluardo possibile alla salvaguardia del “poter essere ancora Italiani”, come spiega il promo ministeriale. Nessuno dice però chi ce lo stia impedendo, nel dubbio meglio farsi una foto, mentre si imbraccia la mitragliatrice issata sul blindato leggero “Lince”, con un soldato dal basco amaranto al nostro fianco. C’è una fila smisurata di mamme, papà e bimbi in attesa per entrare in un carro armato, in un aereo cacciabombardiere, in un mezzo d’assalto. Tutti a scattare foto di figli issati tra i cannoncini, sulle torrette, tra cingoli e piastre d’acciaio. Non manca un pezzo d’epoca, pregno di storia e nostalgia, come il siluro a lenta corsa detto “Maiale”, di Teseo Tesei, uno di quelli che fecero compiere imprese gloriose alla Decima Flottiglia Mas.

In verità la reliquia della storia patria non riscuote grande successo tra i bambini, ha un sedile di legno scomodo e poche strumentazioni, meglio giocare con il “robot multifunzione ad alta resistenza Vision 60”, che sembra un cagnolino e balla a tempo di musica. Però all’occorrenza può essere armato e come stana lui le persone non c’è nessuno. I droni attirano anche loro i bimbi, proprio perché sembrano davvero giocattoli, anche se c’è qualche bombetta attaccata, ma sembra che anche quella sia messa lì per giocare, a nessuno viene in mente quale sia il loro uso attuale, in più di un teatro di guerra, dove quando arrivano dal cielo qualcuno muore.

Un minuscolo guerriero mi trapassa il torace con la lucetta rossa del puntatore laser del suo fucile d’assalto. Il padre lo aiuta a reggerlo, mentre un istruttore gli spiega il corretto puntamento. Mi permetto sommessamente di far notare a quel padre che, forse, la prima regola da insegnare a un bambino sarebbe di non puntare mai un’arma contro una persona, anche se è per gioco. Da piccolo me lo sono sentito dire fino alla noia, e sono cresciuto in una famiglia di ex combattenti. Capisco però che è meglio lasciar perdere, non si interrompono le emozioni, questo almeno sembrano dirmi le occhiate che mi arrivano dalla fila lunghissima di padri e figli che aspettano il loro turno per l’addestramento con la pistola, che sembra vera anche se spara pallini di plastica.

Non manca l’istruttore di combattimento a mani nude, una fila di bimbetti microscopici hanno infilato guantoni più grandi di loro e menano colpi contro un gigante, sempre in mimetica, che spiega la tecnica più efficace per menare botte (ai cattivi naturalmente). Un gruppetto di ragazzotti è incollato allo stand dove si insegna il “metodo di combattimento militare”. C’è un espositore di bastoni, coltelli, machete e altre armi da taglio, sono il materiale didattico per spiegare come evitare di essere affettati. Un paio di curiosi, con avambracci istoriati da tribali, teschi e scritte varie, chiedono se mai fosse possibile arruolarsi. Il militare che stava facendo lezione con un pugnale in mano getta un’occhiata di commiserazione, poi li liquida: “Con tutti quei tatuaggi non sareste mai presi!”. Se ne vanno scornati, è dura anche per loro immaginare che quei soldati sono addestrati per fare la guerra, non le storie su TikTok.