di Valentina Stella
Il Dubbio, 4 novembre 2026
Forza Italia entra ufficialmente in campagna elettorale sui temi della giustizia, organizzando per venerdì alla Camera gli Stati generali dei Garantisti, insieme all’Osservatorio Giustizia Liberale della Fondazione Einaudi. L’evento sarà il preludio di un Manifesto da sottoporre all’elettorato in vista delle elezioni del 2027: dal ruolo del pubblico ministero alla terzietà del giudice, dal processo mediatico al tema della prescrizione dei reati e delle intercettazioni, fino al sovraffollamento carcerario e alla certezza della pena. Questi i temi che verranno dibattuti tra due giorni tra politici, avvocati, magistrati, esperti.
Un modo per rilanciare una giustizia liberale e marcare le differenze anche con Lega e Fratelli d’Italia. Ne hanno parlato ieri in conferenza stampa i due animatori: il capogruppo di Forza Italia a Montecitorio, Enrico Costa, e il presidente dell’Osservatorio, Gian Domenico Caiazza. Per il deputato azzurro “la vicenda referendaria ha lasciato tutto in sospeso sulla questione della giustizia, ma noi vogliamo dire che non si volta pagina e continuiamo a sostenere la battaglia sull’affermazione dei temi delle garanzie”, nonostante in passato ci siano state divergenze con gli alleati di maggioranza. Costa ha sottolineato che all’appuntamento, a cui prenderà parte il segretario di Fi, Antonio Tajani, “ci saranno giornalisti, magistrati, come il giudice Vitelli che come gup assolse Alberto Stasi, e garantisti presenti anche nelle forze politiche di opposizione come Roberto Giachetti e Benedetto Della Vedova”. E ancora nel corso dell’evento “ci sarà un sondaggio sui temi della giustizia, su come i cittadini si rapportano con questi temi”.
Sarà presente anche il Segretario dell’Anm, Rocco Maruotti. Il primo panel sarà dedicato al tema del carcere. E a tal proposito Costa ha annunciato di voler vedere i risultati della Commissione Mura, istituita al Ministero della Giustizia, che ha lavorato anche ad una riforma della custodia cautelare. Poi gli abbiamo chiesto se fosse d’accordo, come pure proposto da una mozione approvata all’ultimo congresso dell’Ucpi, ad evitare di introdurre nuovi reati con decreto-legge. “Per me la via maestra sarebbe quella della legge delega e della commissione parlamentare. Sarei anche favorevole in questi casi ad una maggioranza qualificata e allo scrutinio segreto”.
Per Caiazza “la sconfitta al referendum c’è stata ma su principi e obiettivi non si indietreggia di un millimetro”. Per questo rilanciamo la battaglia sulla separazione delle carriere che è la regola in tutte le democrazie contemporanee. Il risultato del referendum preclude alcune soluzioni, ma ci mettiamo al lavoro per farlo senza modificare la Costituzione” ad esempio “prevedendo due sezioni distinte all’interno dello stesso Csm”. La modifica per via ordinaria, ha aggiunto il penalista, past president dell’Ucpi, “era stato uno degli argomenti forti di alcuni oppositori alla riforma costituzionale. Erano tanti a partire da Grosso (presidente del Comitato Giusto dire No dell’Anm, ndr), che speriamo a questo punto possa cambiare opinione”.
Sul fronte parlamentare, Costa ha confermato la volontà di ripresentare anche solo simbolicamente la proposta di legge di iniziativa popolare sulla separazione delle carriere, promossa dall’Ucpi, già depositata in Parlamento e sottoscritta da oltre 70 mila cittadini. Caiazza a nostra domanda sulla polemica sul gip che ha scarcerato Siher ha risposto: “Trovo dal punto di vista tecnico il provvedimento della gip conforme ai principi di sistema, nel merito della questione. Dobbiamo anche osservare però che quel provvedimento si è prodotto in una serie di valutazioni politiche che a mio avviso sono improprie in un provvedimento giudiziario. L’inconsistenza, dal mio punto di vista, delle contestazioni avrebbe consentito al Gip di risolvere il provvedimento negativo in una motivazione molto asciutta, non rinvenendosi rapporti causali tra la condotta contestata a questo signore dell’apertura delle due pagine web e i fatti violenti che peraltro erano accaduti il giorno il giorno precedente. Le valutazioni politiche che si sono sviluppate per una trentina di pagine a mio parere non dovrebbero avere cittadinanza in un provvedimento giudiziario”. Ma quanto successo, ha poi continuato, di certo non rende meno attuale l’esigenza di separare le carriere “anche perché, faccio notare, una indipendenza del gip rispetto alle richieste del pm non si riscontra, ad esempio, nei procedimenti di mafia o in presenza di reati comuni”.









