di Miriam Romano
La Repubblica, 28 ottobre 2025
L’ex deputato: “Non sono riuscito a portare a termine il convegno all’università di Venezia. Impedire di esprimersi è fascismo”. Un’aula con le travi a vista, le pareti in mattoncini, un pubblico di uditori tra i banchi. L’ex parlamentare del Pd Emanuele Fiano, figlio di Nedo Fiano, sopravvissuto ad Auschwitz, invitato ieri a parlare all’Università Ca’ Foscari di Venezia di “pace dei due popoli per i due stati”, è riuscito a stento a iniziare il convegno. “Dopo mezz’ora e appena due domande dal pubblico, mi è stato impedito di proseguire da un gruppo di studenti di sinistra che hanno esposto striscioni, si sono messi attorno alla cattedra, contestandomi anche cose che non ho mai detto”, racconta Fiano, presidente di Sinistra per Israele - Due Popoli Due Stati.
Qual è stata la genesi del convegno?
“Sono stato invitato all’Università dall’associazione Futura, un gruppo di maggioranza nella rappresentanza studentesca dell’ateneo veneziano. Nelle scorse settimane la locandina era stata fatta girare. “Voci per la pace. Il cammino dei due popoli per i due stati”, il titolo dell’iniziativa. Insieme a me avrebbe dovuto parlare il professore Antonio Calò, presidente della Fondazione Ve.Ri.Pa. (Fondazione Venezia per la ricerca sulla pace). Un dibattito moderato dalla studentessa Giulia Alberoni. L’agitazione era iniziata già nei giorni scorsi quando la notizia del convegno ha iniziato a circolare”.
Cioè?
“Sui canali social del “Fronte della Gioventù Comunista” sono stati pubblicati i primi messaggi contro di me, per “opporsi a chi, come Emanuele Fiano, prima tramite slogan sulle testate giornalistiche, e ora anche muovendosi dentro l’Università avanza con la scusa del pacifismo affermazioni cerchiobottiste”. Dalle parole ai fatti. Per evitare disordini, il convegno è stato dirottato dagli organizzatori in un’altra aula, senza darne notizia sui social. Ma la nuova location è entrata lo stesso nel mirino dei gruppi di sinistra”.
Di cosa stavate parlando quando è iniziata la contestazione?
“Sono riuscito a rispondere a solo due domande. La prima di chi mi chiedeva di ripercorrere tutta la storia sionista. La seconda sul ruolo degli organismi internazionali. Ma sono riuscito a parlare circa mezz’ora”.
Come sono entrati in aula?
“Hanno iniziato a protestare già fuori dall’Università. Il messaggio sullo striscione era chiaro: “Fuori i sionisti dalle Università”. Falce e martello in calce allo striscione e la sigla FGC. Saranno stati almeno una cinquantina di studenti. Poi sono saliti. Alcuni si sono messi intorno alla cattedra. Altri hanno iniziato a urlare dal fondo dell’aula. Il leader del gruppo ha cominciato a leggere al microfono un discorso”.
Cosa le hanno detto?
“Hanno ignorato che ho sempre condannato Netanyahu. Lo sanno tutti che sono sempre stato critico. Ho spiegato anche questo, ma non c’è stato nessun verso. Continuavano a dire: “Non ce ne frega nulla. Non basta contrastare un governo, ma bisogna contrastare lo Stato. Non vogliamo che tu parli in questa università”.
È riuscito a difendersi?
“Ho detto loro che sono dei fascisti. Lo sono tecnicamente, perché impedire a una persona di parlare è fascismo. Ma non sono comunque riuscito a portare a termine il convegno e ho subito pensato a una cosa”.
Che cosa ha pensato?
“Il pensiero è andato subito ai miei genitori. L’ultima volta che hanno espulso un Fiano da un luogo di studio è stato nel ‘38, con mio padre. Noi eravamo lì a parlare di pace tra due popoli, di ingiustizie, di dolori, di violenza. Chi non vuol sentire parlare di queste cose la pace non la vuole”.
Come si sente ora?
“Sono scioccato. Vivo da 15 anni sotto scorta per le minacce che subisco in quanto ebreo, ma non avrei mai pensato che mi venisse negato il diritto di parola”.











