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di Michele Gambirasi

Il Manifesto, 23 aprile 2026

Nel governo gli uffici tecnici sono tutti al lavoro per scrivere il decreto correttivo che modificherà l’articolo sugli avvocati pagati per i rimpatri assistiti. La soluzione non è lineare, e tra la formula da trovare e le coperture necessarie anche le ultime curve sono faticose, mentre il decreto ha ricevuto la fiducia in Parlamento. Il Governo ha annunciato che licenzierà il decreto venerdì mattina, all’esito della votazione finale alla Camera che darà l’ultimo via libera al testo di conversione con dentro l’articolo manifestamente incostituzionale. Pare addirittura che la riunione si terrà nella stanza del governo di Montecitorio, e non a Palazzo Chigi. Ma rimane il cavillo che fa scervellare i tecnici da ore: come si legifera su un provvedimento non ancora in vigore?

Prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale, la legge tecnicamente ancora non esiste.

C’è la formula del “salvo intese” o della “via preliminare”: l’obiettivo è comunque portare al Colle i due testi contemporaneamente per illustrare l’avvenuta modifica, così che vengano firmati consequenzialmente. Nei casi precedenti comunque le edizioni della Gazzetta ufficiale con provvedimenti di questo tipo recavano sempre la data del giorno successivo: quale sarà la soluzione in questo caso (dove non si parla di esercizi provvisori o potenziale danno erariale, ma di rilievi costituzionali) lo scoprirà la stregoneria del diritto al tempo del governo Meloni. Poi andrà convertito anche il decreto correttivo entro sessanta giorni, altrimenti decadrà e si ritornerà all’articolo incostituzionale.

Il secondo nodo sono le coperture: l’emendamento stanziava poco più di un milione di euro da qui al 2028, pensati per 800 rimpatri assistiti l’anno. Ora che il compenso verrà predisposto non solo a esito felice della procedura, e non solo agli avvocati (la platea delle figure sarà estesa e sarà espunto il riferimento al Consiglio nazionale forense) va da sé che si esauriranno molto prima. Ieri il ministro dell’Economia Giorgetti ha confermato che la Ragioneria è “al lavoro” e che l’esito sarà “rigoroso e serio”. A quel milione e più (cifre comunque non elevate) aveva già dato parere negativo la commissione Bilancio del Senato, ora ai tecnici del Tesoro il gravoso compito è arrivato proprio mentre erano impegnati nella stesura del Dfp. Tra le opposizioni c’è già chi ragiona su quello che potrà accadere. Il centrodestra per anni ha marciato contro il “business dell’immigrazione”, ora rischia di nascere “il business della remigrazione”. Nella maggioranza, al contrario, una delle priorità ora è ricucire lo strappo con il mondo dell’avvocatura dopo una settimana di fuoco che ha cancellato la luna di miele della campagna referendaria. Da ieri nelle commissioni è ripreso l’esame della legge ordinamentale forense.

A ieri sera, il lavoro sul decreto ancora procedeva e una formula definitiva non era stata trovata, mentre dal Quirinale rimane alta l’attenzione. Il ministro della Giustizia Nordio ha assicurato “una soluzione soddisfacente per tutti”, e si è messo al riparo dall’errore: “Non è stata via Arenula che ha elaborato questi testi”. Il titolare del Viminale Piantedosi ha difeso ancora la norma: “Mantiene l’utilità e la nobiltà che volevamo conferirle”.

Prima di tutto ci sarà però l’ultima maratona parlamentare. Ieri sera la Camera ha approvato la fiducia con 203 Sì e l’astensione dei soli deputati del Svp tirolese. Dopo è iniziata la discussione degli ordini del giorno, 148 in totale. Ogni deputato ha a disposizione 8 minuti per illustrarlo, e ci sono anche le dichiarazioni di voto individuali: la previsione è un’unica seduta fiume fino all’ok definitivo venerdì intorno all’ora di pranzo. “State costringendo gli avvocati a commettere due reati: patrocinio infedele e corruzione. Come fa la presidente del Consiglio a dire che questa è una soluzione di buonsenso? Ma è così smarrita, è così confusa dopo la sveglia referendaria da dire queste stupidaggini in libertà?”, ha attaccato ieri Giuseppe Conte. “È un ulteriore decreto di propaganda sulla sicurezza che, come gli altri, non migliora la vita dei cittadini. A questo hanno aggiunto un clamoroso pasticcio istituzionale”, ha detto la segretaria dem Elly Schlein.