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Ristretti Orizzonti, 29 settembre 2019


Il 3 ottobre, nella "Fiera delle Parole", alle ore 16.30, presso la Sala Grande del Centro Universitario di Padova, Angelo Ferrarini, docente di scrittura volontario in carcere, presenterà due volumetti nati nella redazione di "Ristretti Orizzonti" al carcere Due Palazzi: Angelo Meneghetti, Gli occhi azzurri di Luana e altri sorrisi. Racconti per uccidere la noia di oggi; Antonio Papalia, Poveri figli d'Aspromonte. Insieme ai promotori Mauro e Anna Feltini, saranno presenti volontari dell'Associazione Granello di Senape e redattori di Ristretti.

Gli autori, Angelo Meneghetti e Antonio Papalia, alla loro prima esperienza editoriale, stanno scontando l'ergastolo ai Due Palazzi, impegnati con la redazione interna di "Ristretti Orizzonti" in un percorso di riflessione sul reato e sulla pena. In questo ambito partecipano da qualche anno al laboratorio di "scrittura lettura ascolto" settimanale tenuto da Angelo Ferrarini.

Come studenti del corso hanno scritto da sempre brevi testi narrativi e poesia, ma ora selezionati e confluiti in una raccolta di racconti e in un romanzo, che han suscitato via via l'interesse dei volontari e di lettori esterni, grazie alla micro-diffusione e ad alcuni concorsi di scrittura, fino a coinvolgere Granello di Senape (l'Associazione che promuove i progetti con le scuole e di editoria "Ristretti Orizzonti") in una vera pubblicazione cartacea.

Il primo, dal titolo volutamente rosa, con prefazione di Anna Scarso, raccoglie racconti originati dall'ambiente di provenienza, il piovese e la bassa padovana, con ricordi e immagini sognate dalla cella, quegli argini dell'infanzia ricchi di giochi, di amori e di gare in moto, le campagne dove compaiono contadini gentili e vecchi visti come maestri di vita e di leggi di casa nostra, lontane dallo stato. E lì si capisce che traligna l'illegalità - scrive nella presentazione Angelo Ferrarini - che porterà a frutti accennati ma ben intravisti dal lettore. Accanto alla trama magica nella ricostruzione del ricordo e della nostalgia, da segnalare la lingua narrante tipica del racconto orale e confidenziale, con cui l'autore si rivela sognatore detenuto alla finestra della cella e della memoria, e continua la magia dei racconti della sua infanzia in grado di coinvolgerci in ambienti e stati d'animo comuni alla nostra fanciullezza e identità anche veneta, ma che diventa universale.

Il secondo, dal titolo che riecheggia altre storie classiche, con prefazione di Armida Gaion, è "una storia vera di fantasia" in cui si denuncia l'educazione alla illegalità via via più spietata, che comincia con l'infanzia di piccoli pastori calabresi allontanati da scuola per furti di olive, "avvicinati" poi da adulti criminali organizzati, che li coinvolgeranno via via in attività dove è normale applicare la pena di morte per infedeltà alle regole interne e per "sgarri". Dalla Calabria si passa a Milano dove si prospetta un lieto fine di riscatto e inserimento. I fatti sono raccontati in stile serrato e duro, in parallelo a foto d'ambiente in bianco e nero, con una lingua adeguata e ridotta all'essenziale, senza concessione alcuna a pensieri e riflessioni di altro genere che non sia il bisogno e la necessità indotti dall'esistere fuori dalla legge, ogni ora, ogni giorno, dove la natura stessa è sempre ostile e nemica.

I racconti di Meneghetti illudono sulla vera natura della vita felice di comunanza tra giovani ingenui e adulti "esperti", mentre il romanzo di Papalia svela le inevitabili derive e l'altra faccia dell'educazione illegale. Nel primo c'è anche nostalgia nell'abbandono e tradimento di quell'ambiente di sogno; nel secondo il dolore per essere stato costretto a non aver altra scuola ed affetti se non quelli dell'illecito e del reato. In entrambi, la dimostrazione che i piccoli comportamenti sbagliati, le trasgressioni, le scelte rischiose portano facilmente a uno scivolamento nell'illegalità, contro il quale l'attività di "Ristretti Orizzonti", che ormai dura da più di vent'anni, mette in guardia le giovani generazioni negli istituti del Trivento con il suo "Progetto Scuola-Carcere".

Presentarli al pubblico della Fiera delle Parole significa dare la possibilità di sentire la narrazione piegata alla dichiarazione dei sentimenti umani che ci accomunano come uomini e come lettori "delle tragedie antiche e delle rimembranze", uniti in una auspicabile ricostruzione condivisa.