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di Damiano Aliprandi

Il Dubbio, 2 giugno 2026

Quasi duemila fascicoli aperti a fine 2025. Minori portati dall’altra parte del mondo senza il consenso dell’altro genitore. Padri italiani che non pagano gli alimenti ai figli rimasti in Germania, in Polonia, in Svezia. Quattordici casi congelati con la Russia senza risposta. Un canale con il Marocco che funziona a senso unico: Rabat chiede e ottiene dall’Italia pieno supporto per gestire la responsabilità genitoriale dei suoi cittadini, ma quando è Roma a chiedere indietro i bambini sottratti e portati nel Paese nordafricano, le richieste cadono nel vuoto. Questo è ciò che emerge analizzando i numeri dell’Ufficio delle Autorità Centrali relativi all’anno appena trascorso pubblicato dal Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità. Apparentemente solo numeri, ma se analizzati con attenzione come Il Dubbio ha potuto fare, emerge una fotografia precisa e silenziosa di un sistema che lavora senza sosta ma con delle criticità.

Il documento elaborato dalla Sezione Statistica copre le istanze pervenute, pendenti e trattate nel 2025 per ciascuna convenzione internazionale e regolamento europeo di cui l’Italia è Autorità Centrale. Ci sono la Convenzione dell’Aja del 1980 per le sottrazioni internazionali di minori, il Regolamento europeo 4/2009 per gli obblighi alimentari intra-UE, la Convenzione del 2007 per gli alimenti con paesi extra-UE, il Regolamento 1111/2019 su matrimoni e responsabilità genitoriale, e la Convenzione dell’Aja del 1996 sulla protezione dei minori. La distinzione tra casi “attivi” - l’Italia chiede ad altri stati - e casi “passivi” - sono altri stati a chiedere all’Italia - è il filo che trasforma le tavole statistiche in una mappa delle asimmetrie reali nel funzionamento del diritto internazionale.

Sommando tutti e cinque gli strumenti, i fascicoli ancora aperti a fine 2025 sono 1.948. Non sono mere pratiche burocratiche. Ciascuna è un bambino conteso tra ordinamenti di paesi diversi, o una famiglia che aspetta che le sentenze di un tribunale straniero vengano eseguite in casa propria. Spesso aspetta da anni.

Gli alimenti che non arrivano: l’Italia pagante e l’Italia inadempiente - Il Regolamento europeo 4/2009 sulle obbligazioni alimentari è, in termini di volumi, lo strumento più pesante dell’intero documento. Nel 2025 sono stati trattati 1.430 casi, ne rimangono pendenti 961 a fine anno, 564 sono arrivati nel corso dell’anno. La cifra che cambia la lettura è il rapporto tra casi attivi e passivi: dei 1.430 trattati, 1.280 sono passivi e solo 150 sono attivi. Un rapporto di circa uno a nove. I dati demoliscono il cliché: non sono i cittadini stranieri a dileguarsi, ma i genitori italiani che, rientrati in patria, diventano fantasmi per la giustizia estera. Per ogni caso in cui l’Italia chiede a un paese europeo di recuperare alimenti per un minore che vive qui, ce ne sono nove in cui è un paese straniero a chiedere all’Italia di intervenire su un genitore che abita nel nostro territorio e non paga. La Germania è in testa: 403 casi passivi trattati nel 2025 - Berlino chiede a Roma - con 167 fascicoli ancora aperti a fine anno. La Polonia con 359 passivi trattati e 303 pendenti, il numero più alto tra tutti i paesi. La Svezia con 93 passivi trattati. L’Austria con 76. La Francia con 35.

La stessa direzione si ritrova nella Convenzione dell’Aja del 2007, che estende il meccanismo agli stati extra-UE. Su 227 casi trattati, 177 sono passivi. La Norvegia da sola registra 55 casi passivi su 59 totali: Oslo chiede a Roma di recuperare alimenti da genitori che vivono in Italia mentre i figli restano nei fiordi. Gli Stati Uniti 31 passivi su 55. Il Brasile 21 su 25. Tra i due strumenti in materia alimentare - il Regolamento europeo e la Convenzione del 2007- i fascicoli complessivamente pendenti a fine 2025 arrivano a 1.120. La mappa racconta la realtà migratoria. L’emigrazione italiana verso la Germania, la Svizzera, il Nord Europa ha creato decine di migliaia di famiglie transnazionali. Quando queste famiglie si spezzano, succede spesso che un genitore torni in Italia mentre i figli rimangono all’estero. E allora il sistema internazionale entra in gioco con le sue istanze e i suoi tempi lunghi, per cercare di far rispettare l’obbligo alimentare stabilito da un tribunale straniero.

Il Regolamento 1111/2019 - in vigore dal 1° agosto 2022 in sostituzione del cosiddetto Bruxelles II bis - nel 2025 registra 417 casi trattati e 258 pendenti, con 297 passivi su 417 totali. La Germania ancora in testa: 128 casi trattati di cui 98 passivi. La Francia 79 trattati, 57 passivi. Il Portogallo 44 trattati, 39 passivi. La Romania, con 22 casi trattati di cui 18 attivi, mostra una delle poche inversioni rispetto alla tendenza generale: è l’Italia a chiedere di più a Bucarest che non viceversa.

Russia, Ucraina e il doppio binario del Marocco - La Convenzione dell’Aja del 1980 sulla sottrazione internazionale di minori è quella che più direttamente riguarda bambini portati via senza consenso. Nel 2025 sono arrivate 202 nuove istanze, sono stati trattati 488 casi in totale e a fine anno ne rimangono aperti 346. La Romania è il paese con il contenzioso più pesante: 22 nuovi casi, 45 pendenti, 57 trattati - un peso che riflette il volume delle comunità romene in Italia e l’intensità dei conflitti familiari transnazionali. La Germania con 25 nuovi, 28 pendenti e 40 trattati. Il Regno Unito con 15 nuovi, 24 pendenti e 35 trattati. La Spagna con 12 nuovi e 20 pendenti.

La Federazione Russa è il caso politicamente più delicato. A fine 2025 ci sono 15 fascicoli pendenti con Mosca, 14 dei quali attivi: è l’Italia a chiedere alla Russia di restituire minori portati lì da un genitore. Un solo caso è passivo. Nel corso del 2025 ne sono arrivati 9 nuovi. Da quando la guerra in Ucraina ha deteriorato la cooperazione diplomatica pratica tra Roma e Mosca, quei 14 fascicoli attivi in attesa sono i casi più difficili da risolvere dell’intero documento. Bambini in un limbo che le relazioni bilaterali ai minimi storici rendono sempre più profondo. L’Ucraina stessa compare con 4 nuovi casi, 9 pendenti e 15 trattati nella Convenzione del 1980: i movimenti di famiglie generati da oltre quattro anni di conflitto. Il Marocco è il caso più intricato, e svela un evidente paradosso bilaterale. Sotto la Convenzione del 1980, appare solo dal lato attivo: 4 nuovi casi nel 2025 tutti richiesti dall’Italia, 8 fascicoli pendenti tutti attivi, 9 trattati tutti attivi. Zero casi passivi.

Sotto la Convenzione dell’Aja del 1996 sulla responsabilità genitoriale, il quadro si capovolge. Il Marocco diventa il paese numericamente dominante dell’intero documento: 54 nuovi casi, di cui 50 passivi; 111 casi trattati, di cui 98 passivi; 91 fascicoli pendenti a fine anno, di cui 81 passivi. La Svizzera, seconda nella stessa convenzione, conta 70 casi trattati e 41 pendenti, con una distribuzione più equilibrata. Nella stessa convenzione, l’Ucraina conta 39 fascicoli pendenti e 49 trattati nel corso del 2025. Rabat chiede e ottiene massicce tutele in Italia per i suoi minori sul piano della responsabilità genitoriale, ma il canale della restituzione si azzera completamente quando è l’Italia ad attivare la Convenzione del 1980 per chiedere il rimpatrio dei bambini portati nel paese nordafricano.

L’asimmetria è il dato che i numeri trasmettono con chiarezza. Le convenzioni internazionali funzionano meglio quando i paesi coinvolti hanno interessi reciproci e simmetrici a rispettarle. Quando le relazioni sono squilibrate - diplomaticamente, culturalmente, demograficamente - l’arretrato cresce. Quasi duemila fascicoli pendenti ne sono la misura.