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di Lorenzo D’Avack

Il Dubbio, 19 settembre 2025

Nel contesto della condanna della surrogata, ritenuta un reato universale (26/ 7/ 2023) e del conseguente divieto di trascrizione in Italia dei bambini nati all’estero con lo status di figli della coppia committente, il dibattito sull’interesse del minore a conservare anche nel proprio paese analogo status filiationis, ha coinvolto anche la Cedu. Quest’ultima aveva già sollecitato l’Italia a porre rimedio al divieto della trascrizione nell’interesse del minore, nato attraverso surrogata. Un sollecito che aveva portato la Corte costituzionale e la Corte di cassazione a rimediare all’assenza di registrazione del minore attraverso l’adozione speciale, in modo da veder riconosciuto il legame tra il bambino e il genitore d’intenzione e non violare gli obblighi discendenti dalla Convenzione dei diritti dell’uomo.

Il contrasto con la Cedu in realtà era già evidente se si considera che nel marzo 2023 il parlamento dell’Unione Europea ebbe a votare a maggioranza un emendamento che condannava le istruzioni impartite dal governo italiano al Comune di Milano di non registrare più i figli di coppie omogenitoriali e invitava il governo italiano a revocare la sua decisione. Il parlamento UE riteneva che la decisione del governo italiano avrebbe portato inevitabilmente alla discriminazione non solo delle coppie dello stesso sesso, ma anche e, soprattutto, dei loro figli e che tale azione costituiva una violazione diretta dei diritti dei minori, come elencati nella Convenzione delle nazioni unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989.

Per rafforzare queste situazioni a favore dei minori, figli di coppie eterosessuali o omosessuali che hanno fatto ricorso eventualmente alla surrogata, viene avanzata nel dicembre del 2023 dall’Unione Europea la proposta di un Certificato europeo di filiazione che confermi in tutti gli Stati il diritto alla genitorialità già riconosciuto in altri Paesi membri. Secondo questa proposta, tutti gli Stati membri dovranno riconoscere la genitorialità, comunque, acquisita anche da single o da coppie gay in un altro Paese dell’Unione e garantire all’intero del nucleo famigliare gli stessi diritti concessi alle altre famiglie. Da Bruxelles spiegano che “la proposta è incentrata sull’interesse superiore e sui diritti del bambino. L’Unione Europea con questo regolamento specifica che il diritto di famiglia resta in mano al singolo Paese, e non impone che gli Stati siano contrari nel loro ordinamento al riconoscimento delle coppie gay o alla surroga, vuole invece ricordare che se tale riconoscimento è stato accertato in un Paese membro, questo deve valere anche nel resto dell’UE. Il certificato europeo di genitorialità potrà essere richiesto dai figli, o dai loro rappresentanti legali, allo Stato membro che ha accertato la filiazione e potrà essere utilizzato “come prova della filiazione in tutti gli altri Stati membri”.

Il Regolamento, sottolinea la Commissione, è incentrato sull’interesse superiore e sui diritti del bambino. Fornirà chiarezza giuridica a tutti i tipi di famiglie che si trovano in una situazione transfrontaliera all’interno dell’UE, sia perché si spostano da uno Stato membro all’altro per viaggiare o risiedere, sia perché hanno familiari o beni in un altro Stato membro. Tuttavia, questo riconoscimento non copre altri diritti a cui hanno accesso i figli: da qui la proposta di Bruxelles che consente di beneficiare in situazioni transfrontaliere dei diritti derivanti dalla filiazione ai sensi del diritto nazionale, in materie quali la successione, i diritti alimentari o i diritti dei genitori di agire in qualità di rappresentanti legali del minore per motivi di scolarizzazione o di salute. Il Commissario Reynders chiarisce che con questa normativa non si vuole sovvertire il modo in cui alcuni Stati UE concepiscono la famiglia. Si tratta solo di mettere al primo posto i bambini e i loro diritti e se il diritto europeo non può disciplinare il diritto di famiglia, può però regolamentare il diritto di circolazione.

Il nostro governo ha, comunque, assunto una decisione contraria all’ipotesi del Certificato europeo genitoriale. Secondo il documento di opposizione alcune disposizioni contenute nel Certificato, in particolare, l’obbligo di riconoscimento e di conseguente trascrizione di una decisione giudiziaria o di un atto pubblico, emessi da un altro Stato membro, che attestano la filiazione, non rispettano i principi di sussidarietà. Una lettura totalmente rovesciata arriva dal PD che ritiene che il regolamento aveva il compito di riconoscere per i minori uguaglianza e civiltà. Si accusa la maggioranza di essersi assunta la responsabilità di ledere i diritti dei bambini che, surroga o non surroga, di fatto già esistono.