Il Garantista, 15 febbraio 2015
Il diplomatico è stato arrestato nelle Filippine per pedofilia, si dichiara innocente e deve difendersi da solo. C'è un italiano rinchiuso nelle carceri delle Filippine da quasi un anno ed è ancora in attesa di un processo. Non è uno qualunque e l'accusa è delle più infamanti: pedofilia. Si tratta dell'ex diplomatico Daniele Bosio. Di strada nella diplomazia internazionale ne ha fatta tanta. Ha passato 20 anni nel corpo diplomatico: dal nord Africa al consolato italiano a New York fino al prestigioso incarico di ambasciatore in Turkmenistan.
Poi la strada si è bruscamente interrotta. Era nelle Filippine in vacanza quando, il 5 aprile 2014, venne arrestato a Binan dalla polizia che aveva ricevuto una soffiata da un'attivista australiana della Ong "Bahay Tuluyan". Daniele Bosio così finisce in manette accusato di aver violato la legge filippina sulla protezione dei minori. Il mostro subito sbattuto in prima pagina: finisce su tutti i giornali filippini e italiani a poche ore dall'arresto. Lui si dichiara innocente.
Daniele Bosio fu avvistato in un parco acquatico (un luogo pubblico) di Binan, a 30 km da Manila, in compagnia di tre bambini di strada che aveva conosciuto in una discarica alla periferia di Ca-loocan: nelle Filippine - dove c'è un serio problema del traffico di minori - basta questo per finire in carcere perché la legge repressiva filippina in materia di tutela dei minori prevede che, salvo vincoli di parentela, un maggiorenne non possa accompagnarsi con un minore se tra i due vi sono più di dieci anni di differenza: Bosio lo sapeva e per questo aveva chiesto e ottenuto l'autorizzazione dei genitori dei tre.
La Farnesina però latita e in pratica l'ha lasciato solo a se stesso per affrontare la complessa trafila giudiziaria che non brilla certo di trasparenza nelle Filippine. Del caso se ne è occupato il senatore Luigi Manconi tramite un'interrogazione parlamentare per chiedere al ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, quali iniziative voglia adottare al fine di verificare se i fondamentali diritti alla difesa e a un equo processo di Daniele Bosio vengano rispettati e qual ulteriori passi abbia compiuto negli ultimi mesi la nostra rappresentanza diplomatica a Manila nel suo lavoro di assistenza al console Bosio.
Nel frattempo il comitato Internazionale di sostegno a Daniele Bosio ha scritto una lettera aperta al titolare della Farnesina per chiedere un concreto e immediato interessamento su quel caso giudiziario. Qui di seguito il testo. "Daniele Bosio è stato arrestato nell'aprile 2014 sulla base di sospetti, per aver violato una legge filippina raramente applicata che vieta a qualsiasi adulto di trovarsi in compagnia di un minore senza un legame di parentela fino al quarto grado. Le testimonianze dei bambini delle baraccopoli con cui si trovava Daniele, che raccontano come dopo averli sfamati e rivestiti abbia offerto loro un pomeriggio in un parco acquatico, sono pubbliche e rivelano che Daniele ha mostrato nei loro confronti, massimo rispetto.
"Daniele Bosio si trova dunque da quasi un anno "sequestrato" nelle Filippine dopo aver subito una carcerazione preventiva e passato 40 giorni in una cella di 30 mq con altri 80 detenuti in condizioni che gli hanno causato gravi problemi di salute. Egli si trova senza stipendio e neppure un documento d'identità (il passaporto gli è stato sequestrato dalle autorità filippine) ed è ancora in attesa dell'inizio del processo malgrado la libertà su cauzione gli sia già stata accordata sulla base dell'assenza di prove determinanti di colpevolezza.
"Come la stessa stampa italiana ha riportato, il processo langue e l'accusa - complice la scarsa efficacia del sistema giudiziario locale - ha assunto una strategia dilatoria, Il caso tende dunque a complicarsi ogni giorno di più e urgono interventi decisi da parte del governo italiano.
A chiedere un cambio di atteggiamento da parte dell'Italia, anche l'ambasciatore Sergio Romano, che non ha dubbi: "Siamo stati accanto ai due marò quando il governo indiano li ha accusati di omicidio e ci siamo attenuti al principio della presunzione di innocenza. Credo che dovremmo dare prova di coerenza e fare altrettanto nel caso di Daniele Bosio". Testimonianze da tutto il mondo sono giunte al Comitato pro Bosio di cui una selezione è disponibile sulla pagina Facebook "Page for Daniele Bosio". Il Comitato, che conta più di 1300 persone tra cui autorevoli membri di entità governative e non governative che sostengono l'innocenza del diplomatico, confida in un riscontro rapido ed effettivo da parte delle autorità competenti.









