L'Osservatore Romano, 6 novembre 2019
Pace e giustizia per le vittime degli omicidi extragiudiziali. E più dignità per i detenuti. E quanto torna a chiedere con forza la Chiesa cattolica nelle Filippine che tenacemente interviene in difesa di chi non ha voce. Ai ripetuti appelli dell'episcopato si è aggiunto nelle ultime ore quello lanciato da alcuni sacerdoti, che hanno guidato una manifestazione e celebrato una messa a Manila.
Il gesuita Albert Alejo, padre Flavie Villanueva e padre Robert Reyes - riferisce l'agenzia Fides - hanno organizzato una veglia di preghiera in ricordo delle persone innocenti uccise durante la "guerra contro la droga" lanciata dal governo, che avrebbe fatto circa 30.000 vittime in due anni. Padre Alejo ha esortato i filippini a "parlare delle ingiustizie che si verificano nel paese".
Infatti, "se i vivi sono silenziosi, come possono essere i morti a parlare?". Le vittime delle esecuzioni, ha rilevato, "non sono solo numeri o statistiche, perché l'ingiustizia sta uccidendo anche la verità, la fede e la speranza dei filippini".
E ha invocato "il rispetto dello stato di diritto nel paese". Un appello dei vescovi al rispetto della dignità dei detenuti nel paese - dove le condizioni all'interno delle carceri sovraffollate vanno peggiorando - è contenuto in un messaggio diffuso in occasione della recente giornata nazionale dedicata alla sensibilizzazione sulla situazione dei carcerati. Un testo attraverso il quale l'episcopato ribadisce che "l'amore di Dio è incondizionato e radicale e si estende anche a coloro che hanno commesso il più atroce dei crimini".
Nel documento, a firma di monsignor Joel Z. Baylon, presidente della commissione per la pastorale carceraria e vescovo di Legazpi, la Conferenza episcopale delle Filippine si augura che la popolazione sia consapevole "della difficile situazione dei membri della comunità carceraria, in particolare le persone private delle loro libertà e delle loro famiglie".
"Una persona non perde la sua dignità avendo compiuto un atto peccaminoso, e i carcerati hanno la capacità di migliorare, specialmente in un ambiente in cui sono aiutati a crescere", sottolinea il presule, sperando che questa dimensione venga maggiormente presa in considerazione dal sistema carcerario. "Ed è così che tutti noi nella Chiesa dobbiamo agire - aggiunge monsignor Baylon - guidati dai nostri cappellani e volontari nel servizio penitenziario, in collaborazione con le guardie carcerarie".
"Solo l'amore trasformerà i nostri fratelli che hanno sbagliato - insiste il vescovo di Lezgapi - non è con la paura o il terrore che si riuscirà a riabilitarli". Il messaggio si conclude con un invito a essere "consapevoli della situazione difficile delle persone che sono ignorate o che sono state a lungo considerate morte dalla nostra società, persone che sono state condannate a causa dei peccati che hanno commesso".
E a seguire l'esempio di Papa Francesco che "ci implora di ricordare i prigionieri come parte della nostra missione di cura dei poveri, dimenticati e trascurati". Le parole del vescovo di Legazpi fanno eco all'appello a "trattare i detenuti con dignità" che il vicepresidente della Conferenza episcopale filippina, monsignor Pablo Virgilio S. David, ha rivolto nei giorni precedenti al governo e ai funzionari delle prigioni dell'arcipelago.
"Questa non è un'affermazione dei diritti, è un grido di misericordia - ha lanciato il vescovo di Kalookan - i detenuti non chiedono un trattamento speciale: chiedono solo di essere trattati come esseri umani". In un testo diffuso dall'agenzia Fides, il presule nota che molti prigionieri hanno commesso reati relativamente minori, spesso in circostanze di grave povertà e disperazione, e "languiscono in prigione a causa della mancanza di istruzione, dell'assenza di assistenza legale, della povertà, a causa di un sistema giudiziario scadente" che va riformato con urgenza "per far sì che sia fondato sulla giustizia riparatoria, come nella maggior parte delle società civili".
"Se i leader politici dichiarano apertamente che "i criminali non possono essere recuperati" e che "i tossicodipendenti non sono umani" o se i funzionari governativi incoraggiano apertamente la polizia a uccidere - aggiunge il vescovo - non ci si può aspettare che le forze dell'ordine abbiano comportamenti rispettosi della dignità umana".
Secondo il rapporto di una commissione governativa, le condizioni all'interno delle carceri sono in netto peggioramento: il sovraffollamento delle strutture carcerarie ha raggiunto il 612 per cento, con una popolazione totale di 146 mila detenuti, rispetto a una capacità di circa 21 mila. Negli ultimi anni la popolazione carceraria è aumentata a seguito della politica antidroga lanciata dal presidente filippino Rodrigo Duterte.
Alcune ong fanno pressione sul governo chiedendo un'indagine approfondita sulle operazioni intraprese che avrebbero portato alla morte di almeno 30.00o persone. Nel giugno scorso, per il tredicesimo anniversario dell'abolizione della pena di morte nelle Filippine, la Chiesa ha ribadito la responsabilità dei legislatori a favore della vita e della dignità umana. I vescovi cattolici hanno protestato contro ogni tentativo di ripristinare la pena di morte.
"I legislatori hanno l'obbligo di opporsi a qualsiasi legge che attacca la vita umana", ha dichiarato Rodolfo Diamante, segretario generale della commissione per la pastorale carceraria.










