Corriere del Mezzogiorno, 3 novembre 2022
La Cassazione respinge l’istanza presentata dagli avvocati del boss ergastolano: “Mantiene ancora contatti con la famiglia”. Nessun permesso premio per il capomafia Filippo Graviano, condannato all’ergastolo perché tra i mandanti delle stragi del 1992 e 1993 e per l’uccisione di don Pino Puglisi. La Cassazione ha rigettato l’istanza di permesso premio nonostante “la regolare condotta carceraria e il percorso scolastico”. Perché, secondo i giudici, la sua dissociazione dalla mafia è solo di facciata e ha mantenuto “rapporti con i familiari”, tra i quali ci sono parenti “convolti in logiche associative”. La Cassazione ha confermato il “no al permesso” del Tribunale di sorveglianza di L’Aquila.
Il verdetto - In particolare, il verdetto 41329 depositato oggi dalla prima sezione penale della Cassazione relativo all’udienza dello scorso 6 luglio, ha ritenuto corretta l’ordinanza emessa dai giudici aquilani. Il provvedimento rilevava che “il detenuto aveva sottoscritto una dichiarazione di dissociazione, cui non aveva fatto seguito una collaborazione con gli inquirenti”. Nel caso di Graviano, “la considerazione dei gravissimi reati commessi è stata unita al rilievo che non ne era seguita una effettiva presa di distanza ed anzi - scrive la Cassazione - erano stati mantenuti i contatti con i familiari pure già coinvolti nel medesimo contesto di criminalità organizzata”.










