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di Maria Rita Graziani

Corriere della Sera, 6 agosto 2024

L’Autorità avvia delle istruttorie e richiama i giornalisti sul principio di essenzialità dell’informazione: “Violata la privacy e le regole deontologiche”. Il garante della Privacy richiama i media sulla diffusione delle conversazioni tra Filippo Turetta e il padre Nicola in carcere. “La pubblicazione di conversazioni private, intercorse in un contesto di particolare delicatezza, quali i colloqui in carcere tra detenuti e parenti, vìola la normativa sulla privacy e le regole deontologiche dei giornalisti”, fa sapere l’Autorità. Nello specifico il riferimento è alla pubblicazione di stralci di intercettazioni effettuate, il 3 dicembre scorso, durante il primo colloquio in carcere tra Filippo Turetta e i genitori, dopo l’arresto del giovane in Germania per l’omicidio dell’ex fidanzata Giulia Cecchettin. Il Garante rende inoltre noto di aver avviato istruttorie nei confronti di varie testate e “richiama i media e i social al rigoroso rispetto del principio di essenzialità dell’informazione e della dignità delle persone coinvolte in fatti di cronaca”.

Le parole di Nicola Turetta - “Eh va beh, hai fatto qualcosa, però non sei un mafioso, non sei uno che ammazza le persone, hai avuto un momento di debolezza... Quello è! Non sei un terrorista, voglio dire... Devi farti forza. Non sei l’unico... Ci sono stati parecchi altri... Però ti devi laureare”. Sono queste le frasi, pubblicate con la foto che ritrae l’incontro nella sala colloqui del carcere Montorio, ad avere generato un polverone mediatico e, adesso, anche il richiamo del garante della Privacy. A commentare le dichiarazioni di Antonio Turetta era stata anche Elena Cecchettin, sorella di Giulia, che sui social aveva invitato a rifiutare la normalizzazione del femminicidio: “Di mostri non ce ne sono, c’è però una normalizzazione sistematica della violenza, e in quanto sistematica non dipende dalla nostra società, dipende da tutti”. Ad intercettare le parole di Nicola Turetta sono state le microspie degli investigatori. La conversazione è poi stata depositata agli atti del procedimento contro Turetta.

Le scuse - Poco dopo la diffusione delle conversazioni, Nicola Turetta ha chiesto scusa in lacrime per quanto dichiarato. Aveva paura che suo figlio Filippo si suicidasse ecco perché “gli ho detto solo tante fesserie. Non ho mai pensato che i femminicidi fossero una cosa normale. Erano frasi senza senso”, le sue parole ai giornalisti. Sul caso il padre di Giulia Cecchettin, Giulio, in questi giorni in giro per l’Italia per presentare il libro che le ha dedicato, “Cara Giulia” e parlare di educazione affettiva e sentimenti, ha invitato alla comprensione, invitando a non “Accanirsi contro un papà che sta vivendo un momento di grande difficoltà. Noi tutti dovremmo pensare a questa famiglia, a come aiutarla. Noi come singoli e come società dovremmo porci questo tema. Hanno un altro figlio questi genitori e devono poter andare avanti al meglio. Il nostro compito è costruire valore”.