di Elio Vito
huffingtonpost.it, 6 luglio 2025
L’appello del presidente della Repubblica sul disastro del sistema penitenziario impone una pausa al teatro della politica. Destra e sinistra insieme facciano qualcosa in nome della Costituzione. Lo scorso 30 giugno, incontrando una rappresentanza della Polizia penitenziaria, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha denunciato ancora una volta la drammatica situazione di sovraffollamento, di carenze di organico, di strutture inadeguate in cui versano le carceri nel nostro Paese, per contrastare la quale necessitano finanziamenti. Il capo dello Stato ha ricordato che le carceri non devono essere un luogo senza speranza, non devono diventare una palestra di addestramento al crimine, ma devono essere rivolte effettivamente al recupero, che oltre a corrispondere a un obiettivo costituzionale comporta pure grandi vantaggi per la collettività.
Sergio Mattarella ha detto soprattutto che “è drammatico il numero di suicidi nelle carceri, che da troppo tempo non dà segni di arresto. Si tratta di una vera e propria emergenza sociale, sulla quale occorre interrogarsi per porvi fine immediatamente”. Cosa stanno facendo governo e Parlamento per porre fine “immediatamente” a questa “vera e propria emergenza sociale”? Niente, questa è la tragedia nella tragedia.
Si approvano decreti legge su ogni aspetto dello scibile politico ma non si fa nulla per le carceri. Le cause del sovraffollamento carcerario sono note, le leggi che comportano un aggravio delle pene non tengono conto del fatto che non ci sono le carceri, i posti, per ospitare i detenuti. E i previsti programmi di edilizia carceraria sono lunghi, lenti e insufficienti. Per rimediare a tale situazione, per contrastare l’emergenza carceraria, servono quindi provvedimenti urgenti che contribuiscono a una rapida diminuzione della popolazione carceraria. Le proposte ci sono, manca la volontà politica. Destra e sinistra si dividano e si combattano pure sulle questioni ideologiche che riguardano la giustizia, ma dopo le parole del capo dello Stato hanno il dovere di fare qualcosa insieme per la situazione drammatica delle carceri. Per questo, occorre una iniziativa trasversale, che superi gli schieramenti politici, di maggioranza e di opposizione e coinvolga tutti nella stessa misura.
Nei giorni scorsi ci sono stati dei segnali, che vanno raccolti. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, si è detto favorevole alla proposta di legge presentata da Roberto Giachetti che, aumentando i giorni di liberazione anticipata, contribuisce in maniera decisiva a risolvere il problema. E un senatore del Partito democratico, Michele Fina, ha letto in Aula le pagine struggenti di denuncia che dal carcere sta scrivendo Gianni Alemanno.
Se non basta tutto questo, se non è sufficiente l’appello del presidente della Repubblica, cos’altro serve ai parlamentari e ai governanti per intervenire sull’emergenza carceraria? E se non ora, quando? Davvero la politica intende andarsene in vacanza prima di avere risolto questa crisi? Lasciando le persone a morire in carcere?











