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di Francesca Spasiano

Il Dubbio, 1 luglio 2026

Palazzo madama prova a mettere un punto all’affaire che nelle scorse settimane aveva agitato i lavori sul fine vita, dopo la bufera che aveva travolto il presidente del Consiglio nazionale delle ricerche Andrea Lenzi. Con le opposizioni che tornano a chiederne le dimissioni, e Forza Italia che ora spinge sull’acceleratore per portare al traguardo il testo del centrodestra entro la fine della legislatura. A segnare la svolta è la nuova seduta convocata nelle commissioni riunite Giustizia e Affari sociali per ascoltare il direttore del Dipartimento di Ingegneria, Ict e Tecnologie per l’energia e i trasporti del Cnr, Emilio Campana. Il quale ieri ha fornito una versione del tutto diversa da Lenzi sul dispositivo utilizzato lo scorso marzo da “Libera”, 55enne toscana affetta da sclerosi multipla, morta tramite suicidio assistito, che ha avuto accesso alla procedura grazie a un puntatore oculare collegato a una pompa infusionale.

Lo strumento è stato realizzato dallo stesso Campana su ordine del Tribunale di Firenze, che a sua volta aveva dato seguito alla sentenza della Corte Costituzionale sul caso di “Libera”. Ma l’ingegnere non si è mosso per conto proprio, come aveva lasciato intendere Lenzi, che nelle sue audizioni a Palazzo Madama nell’ambito dei lavori per una legge sul suicidio assistito aveva negato la possibilità di realizzare un dispositivo adatto allo scopo. E aveva negato, soprattutto, che la presidenza del Cnr fosse stato coinvolta direttamente dal giudice.

“Il dispositivo realizzato dal Cnr unisce autodeterminazione, uguaglianza sostanziale e accessibilità tecnologica, evitando che l’impossibilità di compiere un gesto manuale, per persone pienamente capaci di intendere e di volere, diventi una barriera all’esercizio di un diritto pienamente riconosciuto”, ha spiegato Campana. Che ha ricostruito la vicenda tappa per tappa, carte alla mano. E ha ribadito ciò che è possibile desumere anche dalle ordinanze del Tribunale: il giudice ha nominato come ausiliario il dipartimento competente del Cnr, non un tecnico specifico che avrebbe agito a titolo personale. “La presidenza del mio ente è stata sempre debitamente e costantemente informata, attraverso mail istituzionali, report cronologici periodici sulle attività svolte, da me redatti su richiesta del direttore generale e inviati direttamente alla presidenza e alla direzione generale. La trasmissione di informazioni da un direttore di dipartimento al presidente è continua, costante ed è la regola nel nostro ente”, ha precisato l’ingegnere. Che ha chiarito anche ruolo e finalità del Cnr: “Siamo l’ente di uno Stato, uno Stato che fa ricerca. Se lo Stato che fa giustizia si rivolge a uno Stato che fa ricerca, è nostra precisa missione dare supporto tecnico e scientifico alle amministrazioni centrali”.

Dunque, il dispositivo che consente il suicidio assistito anche a chi non può muoversi, come nel caso di “Libera”, immobilizzata dal collo in giù, non solo esiste. Ma è replicabile per altri pazienti, prevedendo “altri input compatibili con le capacità residue di movimento della persona”, ha sottolineato Campana. Il quale ha illustrato la tracciabilità della procedura di validazione dello strumento con la quale accertare e registrare la volontarietà del gesto, che in questo modo esclude l’intervento di terzi, e dunque il ricorso all’eutanasia, che in Italia resta illegale. Il nodo non è secondario, perché riguarda un emendamento al testo del centrodestra presentato dagli azzurri, che assegna al Cnr il compito di reperire gli strumenti necessari alle procedure di fine vita. Ciò che resta da capire è se lo strumento in questione possa essere fornito dal Servizio sanitario nazionale, il cui ruolo attualmente resta escluso dal testo per volontà di Fratelli d’Italia.

Ma chi dovrebbe pagare per la strumentazione e il farmaco letale necessari, senza il rischio di “privatizzare” il suicidio assistito? Nel caso di “Libera” i costi, stimati intorno ai 10mila euro, sono stati sostenuti dal Cnr, che a sua volta - per disposizione del giudice - li ha addebitati all’Asl Toscana Nord Ovest. Anche sul punto a chiarire i fatti è Campana. La cui versione ha suscitato di nuovo la reazione indignata delle opposizioni. “Quanto è emerso conferma un degrado delle istituzioni che non ci aspettavamo di dover ascoltare”, ha commentato la senatrice del Pd Sandra Zampa. Per la quale “di fronte a questa verità, si impone la richiesta di dimissioni del presidente Lenzi che ha piegato a ragioni di parte della politica una istituzione pubblica ledendone l’autorevolezza e l’autonomia necessaria alla sua credibilità”. Sulla stessa linea anche Ivan Scalfarotto di Italia Viva, che dice: “Quando il vertice di un ente pubblico statale viene smentito dai fatti davanti al Parlamento, restare al proprio posto è inammissibile”.

Di “contributo di verità” ha parlato anche Pierantonio Zanettin, relatore del testo per Forza Italia insieme al meloniano Ignazio Zullo. E la neocapogruppo degli azzurri al Senato, Stefania Craxi, ha chiesto di calendarizzare il testo in Aula per procedere all’esame degli emendamenti. Non senza suscitare la replica di Alfredo Bazoli, firmatario del testo già affossato al Senato: “Finalmente anche le audizioni supplementari sul fine vita sono finite, e speriamo anche i pretesti per ritardarne l’esame. La presidente Craxi chiede ora che la legge sul fine vita vada rapidamente in Aula. Ovviamente condividiamo: è dall’inizio della legislatura che ci proviamo. Vorremmo però capire di quale legge si parla”, ha puntualizzato il senatore dem. Per il quale, con il testo Zanettin-Zullo, non si va da nessuna parte.