sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Francesca Spasiano

Il Dubbio, 17 giugno 2026

“Questo non è un plotone di esecuzione”. A metà lavori il meloniano Francesco Zaffini, presidente della decima commissione di Palazzo Madama, è tentato di interrompere l’audizione in corso al Senato sul fine vita. E di accompagnare alla porta Ivan Scalfarotto di IV, che per primo dà il via al “processo”. Alla sbarra c’è Andrea Lenzi, presidente del Consiglio nazionale delle ricerche. Il quale, dopo aver dato buca al primo appuntamento per altri “impegni istituzionali”, ieri si è presentato fisicamente in commissione per rispondere alla domanda dei senatori: esiste o potrà esistere un dispositivo che consenta l’autosomministrazione del farmaco letale anche a chi è completamente immobile?

Che il dispositivo esista, in realtà, lo sappiamo già: lo ha utilizzato per la prima volta lo scorso marzo la donna nota con il nome di “Libera”, 55enne toscana affetta da sclerosi multipla, morta tramite suicidio assistito, che ha avuto accesso alla procedura grazie a un puntatore oculare collegato a una pompa infusionale. Lo strumento è stato messo a punto dal Cnr su ordine del Tribunale di Firenze dopo la sentenza 132/2025 della Corte Costituzionale. Ma Lenzi nega che la presidenza e l’istituzione siano stati direttamente interpellati dal giudice e coinvolti nel caso. Nella prima audizione disertata al Senato, ha inviato una lettera in cui riferisce che “allo stato attuale non risultano reperibili dispositivi regolarmente autorizzati all’immissione in commercio, con marchio CE”. Ieri, incalzato dai senatori, ha ribadito la stessa versione. E ha precisato che la predisposizione dello strumento è stata impartita dal giudice “direttamente a un dipendente del Cnr”, che avrebbe fornito la propria disponibilità. Ma in che modo e in quale veste avrebbe agito il tecnico in questione? E chi ha sostenuto le spese di produzione? Se lo domandano tutti i senatori, a partire da Scalfarotto, che ora chiede le dimissioni di Lenzi. Per la dem Sandra Zampa, l’intervento di Lenzi rappresenta “uno dei più grotteschi casi nella storia recente del Parlamento”. E pure FI, tramite la neocapogruppo Stefania Craxi, chiede di audire il dipendente citato e di ottenere maggiore chiarezza. Anche alla luce dell’emendamento al testo Zanettin-Zullo presentato dagli azzurri, che attribuisce al Cnr il compito di reperire gli strumenti per l’autosomministrazione.

In attesa di conoscere maggiori dettagli, è possibile ricostruire la vicenda e sciogliere il giallo per come emerge dagli atti e dalle fonti consultate dal Dubbio. Si parte dall’ordinanza dello scorso novembre, quando, per dare seguito al “diritto riconosciuto” dalla Consulta nel giudizio di legittimità sul caso di Libera, che aveva proposto ricorso urgente tramite il collegio legale dell’Associazione Luca Coscioni, il Tribunale di Firenze “ha acquisito informazioni urgenti” dal dipartimento competente presso il Cnr, il quale “ha rappresentato la concreta possibilità di realizzare il dispositivo mediamente adattamento di tecnologie già esistenti”, cioè il puntatore e l’infusore, collegati da un software. Lo stesso Cnr è stato quindi nominato ausiliario del giudice, con l’ordine di predisporre il dispositivo entro 90 giorni e di fornirlo all’Usl Toscana Nord Ovest. Ancora il Cnr ha chiesto un parere in merito alla qualificazione del sistema tecnologico al Ministero della Salute, il quale ha specificato che lo strumento non è un dispositivo medico. L’Avvocatura dello Stato, intervenuto per conto del Ministero nel giudizio contro Libera, si è rimessa alla decisione del Tribunale, che a sua volta ha confermato la prima ordinanza ritenendo che il Cnr potesse procedere, quale soggetto competente a svolgere “attività di prova”. Lo strumento è stato quindi prodotto e testato, per ben quattro volte, presso l’abitazione di Libera, date le sue condizioni di salute, ed è stato inviato all’Usl completo del suo manuale di istruzione. I costi di produzione sono stati sostenuti dal Cnr e dovranno essere rimborsati dall’Usl. Il tutto a quattro mesi dalla nomina di Lenzi, scelto dalla ministra dell’Università Anna Maria Bernini dopo un periodo di paralisi che aveva lasciato l’istituto senza guida. Possibile, dunque, che il presidente del Cnr non fosse informato, come sostiene, di quanto avveniva nel dipartimento interpellato dal giudice? “Di sicuro il programma esiste ed è validato, perché è stato utilizzato da Libera”, chiosa Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Coscioni.