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di Francesca Spasiano

Il Dubbio, 15 maggio 2026

Stefania Craxi, capogruppo di Forza Italia al Senato: “Sono convinta che la maggioranza possa e debba restare unita. Zaia? Spero che con il suo peso politico voglia contribuire a questo percorso”. “Sono convinta che la maggioranza possa e debba restare unita intorno a un testo alto ed equilibrato. Spero che nessuno pensi o lavori in senso contrario. Non sarebbe un torto a Forza Italia, ma un errore politico, perché il Paese attende riposte ed esige responsabilità su una materia così delicata”. A inviare il messaggio è Stefania Craxi, nuova guida degli azzurri al Senato. Colei che ha recuperato dal cassetto il dossier “impossibile” per rimetterlo al centro dell’agenda parlamentare. Con uno scopo preciso: approvare una norma nazionale sul fine vita entro fine legislatura. Il tempo è tiranno, la strada in salita. Su un tema quantomai divisivo che spacca gli schieramenti e avvicina i liberali, lungo l’asse che collega Forza Italia e Pd.

 

Dopo le vostre aperture e gli appelli dem, martedì scorso la Conferenza dei capigruppo al Senato ha raggiunto un’intesa: si va in Aula il 3 giugno. Con il testo di Alfredo Bazoli, sempre che non si trovi un accordo sul ddl firmato da Pierantonio Zanettin (FI) e Ignazio Zullo (FdI). Quali sono i prossimi passi? Si tornerà in commissione?

Voglio innanzitutto ringraziare il presidente La Russa per la sua opera di mediazione, che ha consentito una decisione unanime sulla calendarizzazione, e rivendicare poi il ruolo positivo, nell’interesse del Paese e anche della maggioranza, che Forza Italia vuole svolgere su questo tema per una risposta seria e ineludibile a una materia così delicata. Quanto ai prossimi passi ritengo, nel rispetto delle prerogative dei rispettivi presidenti, che la riunione congiunta delle commissioni competenti debba essere convocata al più presto per proseguire la discussione e il voto in commissione sul testo unificato Zullo-Zanetti, così da consentirne l’approdo in Aula nei tempi stabiliti.

 

Lei ha già annunciato una proposta di mediazione sul testo del centrodestra: riguarderà il ruolo del servizio sanitario nazionale, attualmente escluso come chiede Fratelli d’Italia?

Proveremo, nei modi che saranno possibili, a formulare una proposta chiara e coerente, capace di rappresentare un compromesso non al ribasso ma ragionevole e rispettoso di tutte le sensibilità. Sensibilità legittime di cui tener conto, che non attraversano soltanto gli schieramenti ma anche ciascuna forza politica quando si affrontano temi etici così profondi, che meritano ascolto. L’obiettivo per noi è costruire un terreno d’incontro reale, perché su questioni come il fine vita non può prevalere la logica di parte. Serve responsabilità, misura, capacità di trovare un punto di equilibrio. Occorre un percorso condiviso, trasparente, che valorizzi il lavoro delle commissioni e dell’aula del Parlamento. Solo così potremo offrire al Paese una legge seria, ponderata e all’altezza della delicatezza del tema.

 

Se la maggioranza non dovesse trovare un accordo, Forza Italia sarebbe disponibile a dialogare con le opposizioni a partire dal testo Bazoli?

Partiamo dall’assunto che il testo Zanettin-Zullo, che potrà naturalmente essere emendato, corretto e integrato in alcune parti, rappresenta un buon punto di partenza. Non lo consideriamo tale per ragioni di bandiera, perché firmato da un nostro senatore, né per ragioni di coalizione, ma perché è un testo unificato frutto della sintesi di sei diversi disegni di legge. C’è stato uno sforzo reale e non vogliamo azzerarlo ripartendo da capo, né aprire un cantiere emendativo esasperato che non porterebbe a nulla. Quanto all’accordo nella maggioranza, ribadisco che temi come questo non possono essere incasellati nella logica dello schieramento. Sono convinta che la maggioranza possa e debba restare unita intorno a un testo alto ed equilibrato. Spero che nessuno pensi o lavori in senso contrario. Non sarebbe un torto a Forza Italia, ma un errore politico, perché il Paese attende riposte ed esige responsabilità su una materia così delicata.

 

Luca Zaia ha dichiarato: “Ho l’impressione che anche questa volta finisca in un nulla di fatto”. E ancora: “Speriamo in una legge che serva, non una legge bandiera”. Come commenta?

Ho ben chiaro anch’io quanto sia complesso “arrivare a meta”. Mi muove, lo dico con sincerità, il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà. E condivido in pieno che serva una legge vera, non piantare una bandierina. L’ho detto in ogni occasione a tutti i miei interlocutori. È l’unico modo per dare al Paese una risposta seria. Per questo cerchiamo dialogo e confronto, senza pregiudizi. E spero che anche il presidente Zaia, con la sua autorevolezza e il suo peso politico, voglia spendersi e contribuire a questo percorso, con tutto il suo partito. Tutti insieme possiamo lavorare affinché questo sforzo non finisca in un nulla di fatto. Mi auguro che lo facciano tutti. Anche perché, come amava dire Berlusconi, “chi ci crede combatte, chi ci crede supera tutti gli ostacoli, chi ci crede vince”.

 

Da quando Lei ha assunto la guida dei senatori azzurri, sul fronte dei diritti civili Forza Italia ha cambiato marcia. È questa la vocazione presente e futura del partito?

Siamo parte di una coalizione e, come ricorda sempre il nostro Segretario, Antonio Tajani, abbiamo sensibilità diverse ma convergenti. Non siamo un partito unico. Questo è un valore, non un limite. Ma è vero che, da quando guido il gruppo al Senato, abbiamo scelto di mettere ordine e dare voce con più decisione alla tradizione liberale e riformista di Forza Italia, tratto distintivo della nostra identità. Non si tratta di “cambiare marcia” per moda o per posizionamento, ma di tornare a fare ciò che Forza Italia ha sempre fatto: difendere le libertà personali, cercare soluzioni pragmatiche e non ideologiche ai problemi e alle richieste dei cittadini. Questa è la nostra vocazione presente e futura, con un partito che non alza barriere identitarie, ma costruisce ponti; che non radicalizza, ma compone; che non rincorre gli estremi, ma tiene il baricentro del Paese. E lo facciamo dentro la coalizione, con la lealtà che diamo e che pretendiamo e con la forza delle nostre idee.