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di Angelo Picariello

Avvenire, 17 luglio 2025

“Sul fine vita una legge serve, per evitare che siano la magistratura e le Regioni a occuparsene caso per caso”. Francesco Greco, presidente del Consiglio Nazionale Forense, interviene sulla proposta di legge in discussione al Senato e boccia anche l’idea di tener fuori il servizio sanitario nazionale. Questo orientamento emerge anche da una recente indagine condotta da Ipsos fra 5.500 avvocati italiani tra i 25 e i 44 anni, molti dei quali vorrebbero, in realtà, un’applicazione della norma che vada anche oltre i paletti indicati dalla Consulta.

 

Al di là del merito, dall’indagine emerge con chiarezza la richiesta degli avvocati di un intervento di legge che uniformi l’applicabilità della scriminante individuata dalla Corte costituzionale...

Sì, il 77% degli avvocati intervistati chiede una legge nazionale che colmi l’attuale vuoto normativo e garantisca pari diritti e tutele a tutti i cittadini. Demandare alle Regioni una materia tanto delicata rischia infatti di generare profonde diseguaglianze territoriali. In assenza di un intervento legislativo, è la Corte costituzionale a continuare a riempire questo vuoto.

 

In questa ottica un comitato di valutazione nazionale unico è la soluzione giusta? C’è chi paventa un rischio intasamento e difficoltà operative...

Può essere una soluzione utile per garantire uniformità su tutto il territorio. Tuttavia, è necessario coniugare le garanzie con l’efficienza. Un’ipotesi percorribile potrebbe essere l’istituzione di sotto-comitati regionali o interregionali, con compiti esclusivamente istruttori, che assicurino prossimità e evitino rallentamenti.

 

Si discute molto dell’esclusione del Servizio sanitario nazionale nel testo attuale. La ritiene una soluzione praticabile e compatibile a livello costituzionale?

L’esclusione del Ssn potrebbe presentare profili di contrasto con i principi di uguaglianza. Ma il tema più urgente è quello dell’equità: lasciare tutto al settore privato rischia di generare sperequazioni tra cittadini sulla base del reddito, con la possibile proliferazione di strutture orientate al profitto. Penso che la sanità pubblica debba restare il presidio fondamentale per garantire a tutti il diritto di scegliere.

 

Le cure palliative da rendere disponibili per tutti come possono diventare un vincolo giuridico e non solo una dichiarazione d’intenti?

Le cure palliative sono già un diritto esigibile per ogni persona. L’articolo 32 della Costituzione tutela la salute come diritto fondamentale. Tuttavia, la scelta sul fine vita deve restare un atto di libertà personale, non un percorso condizionato da vincoli.