di Carlo Valentini
Italia Oggi, 28 dicembre 2019
Marco Cappato è stato assolto dalla Corte d'Assise si Milano ma la sentenza ha di fatto sanzionato un vuoto legislativo e cercato di scrollare la politica. I partiti farebbero bene a mettere da parte la contrapposizione e a trovare un punto d'equilibrio in modo da evitare quello che, nei fatti, è diventato legale: accompagnare in Svizzera chi decide di mettere fine alla propria vita, senza griglie se non quelle, assai labili, previste dalla normativa svizzera, che in pratica consente in ogni caso il suicidio assistito, previo un colloquio con uno psicologo: Lucio Magri (tra i fondatori del manifesto) si recò in Svizzera e ottenne il fine vita non per gravi problemi fisici ma per una depressione che lo stava lacerando.
La medicina contribuisce ad allungare la vita ma a volte non riesce ad assicurare condizioni fisiche accettabili e dignità a chi supera taluni confini d'età e così finisce per proporre il cosiddetto accanimento terapeutico. C'è chi lo accetta e chi no: è giusto coartarne in un caso o nell'altro la volontà? Ed è giusto che non ci siano regole e che, di fatto, ora sia possibile a tutti prendere il treno per la Svizzera?
Ancora una volta (come per la sentenza della Cassazione che ha stabilito che coltivare cannabis non è reato) sono le aule di giustizia e non il parlamento a intervenire. Sarebbe ora che la politica, sul fine vita, si desse una mossa. È dal 1984 (progetto di legge firmato dal deputato socialista Loris Fortuna) che se ne discute, l'unico sussulto c'è stato nel 2017 con la legge sul testamento biologico, per altro tuttora poco attiva.
Essa prevede che il paziente possa richiedere, compilando un apposito modulo, l'interruzione dei trattamenti di sostegno vitale e la sedazione profonda continua nel caso si ritrovasse in determinate situazioni. Ma il Comitato nazionale per la bioetica, ha denunciato la presenza di "molti ostacoli e difficoltà, specie nella disomogeneità territoriale dell'offerta del servizio sanitario nazionale oltre alla mancanza di una formazione specifica nell'ambito delle professioni sanitarie".
Il testamento biologico consente l'interruzione dei trattamenti di cura ma non la possibilità di porre fine alla propria esistenza in un modo più rapido, cioè con un suicidio assistito. Dall'inizio della legislatura sono arrivate a camera e senato ben 13 proposte di legge. Tra di esse quella che ha Monica Cirinnà come prima firmataria e alla quale hanno aderito esponenti di M5s, Leu, Psi, gruppo Misto: acconsente a staccare la spina quando risulta compromessa la dignità della fase finale della vita.
Al senato vi è la proposta del capogruppo Pd, Andrea Marcucci, che amplia il ricorso alla sedazione profonda. L'associazione della galassia radicale Luca Coscioni, supporta i due disegni di legge (uno alla camera e l'altro al senato) depositati da alcuni pentastellati per la legalizzazione dell'eutanasia.
Il leghista Alessandro Pagano nel suo provvedimento non prevede la depenalizzazione del suicidio assistito ma una pena ridotta per il convivente (dai 6 mesi ai 2 anni invece che dagli attuali 5-12 anni) mentre la forzista Paola Binetti (firmataria insieme alla collega Maria Rizzotti) concorda sulla pena ridotta per il convivente ma punta a rimettere mano alla legge sul testamento biologico.
Ci vorrebbe una sorta di Conclave: tutti in clausura finché non si trova un testo equilibrato da portare all'approvazione del Parlamento. Anche perché tutte le 13 proposte riconoscono il diritto a decidere sulla propria sorte nel caso non ci siano più speranze, quindi vi è una comune base di partenza. Lo scorso anno il parlamento era stato anche richiamato, invano, al proprio dovere di legiferare dalla Consulta, che si era pronunciata sempre a proposito di Marco Cappato e del suicidio assistito di Fabiano Antoniani, più conosciuto come Dj Fabo, il quale non poteva camminare né usare le braccia né alimentarsi da solo e provava dolore fisico. Non riusciva a recarsi in Svizzera da solo e quindi ha chiesto aiuto a Cappato.
Nel rimettere il procedimento alla Corte d'assise di Milano i giudici costituzionali hanno ammonito il parlamento, rilevando che in queste condizioni da un lato dichiarando legittimo il reato si finisce per punire severamente anche il semplice aiuto materiale alla ferma e autonoma volontà altrui, dall'altro il supporto, morale o materiale al suicidio è una condotta incriminabile per garantire tutela alle persone vulnerabili che potrebbero essere indotte a porre fine alla propria esistenza senza un'effettiva volontà.
Tra l'altro, la Corte ha pure indicato i binari sui quali può instradarsi la politica, dichiarando l'illegittimità costituzionale del reato di aiuto al suicidio per i casi di persone affette da patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche intollerabili e tenute in vita con trattamento di sostegno vitale e incapaci di prendere decisioni, quindi bisognose di qualcuno che ne agevoli il fine vita ma, avvertono i giudici, "le condizioni e modalità di esecuzione debbono essere verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del Comitato etico territorialmente competente".
Chi rimane fortemente contrario è il fronte religioso. La Pontificia Accademia per la vita, guidata da monsignor Vincenzo Paglia, ha promosso una dichiarazione congiunta delle religioni monoteiste abramitiche, cioè cattolici, ebrei e musulmani: "L'eutanasia e il suicidio assistito sono moralmente e intrinsecamente sbagliati e dovrebbero essere vietati senza eccezioni. Qualsiasi pressione e azione sui pazienti per indurli a metter fine alla propria vita è categoricamente rigettata".










