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di Giovanna Casadio

La Repubblica, 13 aprile 2022

Le condizioni del Carroccio per non affossare la legge sul suicidio assistito in Senato: il nome più accreditato è quello del senatore ultra cattolico da sempre contrario al ddl Zan e aumentare le pene prevedere l’arresto in flagranza per spaccio.

Non sarà insabbiata la legge sul suicidio assistito al Senato, ma a patto che uno dei relatori della proposta sia leghista e che, parallelamente, si discuta nelle commissioni Giustizia e Sanità di aumentare le pene e prevedere l’arresto in flagranza per spaccio e produzione di droga. Sono le condizioni poste dalla Lega. Entro giovedì le commissioni dovrebbero riunirsi per decidere, in vista dell’esame del fine vita fissato subito dopo Pasqua.

E il nome più accreditato come relatore è quello del leghista Simone Pillon, senatore ultra cattolico, promotore della battaglia contro il ddl Zan sull’omofobia e della campagna contro l’utero in affitto (su cui Matteo Salvini ha appena presentato una proposta di legge di iniziativa popolare), che in Italia è già vietato, però da perseguire, secondo la Lega, anche se si ricorre alla pratica all’estero.

“Sono pronto” ha detto Pillon ai colleghi senatori. Ma ha sottolineato che la legge sul suicidio assistito è da modificare per evitare la pratica eutanasica nei confronti degli anziani malati. Per ora però, e per evitare la sollevazione di Pd, M5S e Leu, il senatore a chi gli chiede una dichiarazione, si limita a rispondere: “No comment, farò sapere”.

Dunque tra i fronti aperti da Salvini, oltre al catasto, alla delega fiscale e alla riforma della giustizia, c’è anche quello dei diritti civili. Alla Camera con l’ostruzionismo sullo “ius scholae”, in Senato affondando la legge sul suicidio assistito approvata a Montecitorio, contrarie le destre, il 10 marzo scorso.

Annamaria Parente, la presidente della commissione Sanità, di Italia Viva, ha chiarito che non intende ritardare: “Garantirò l’iter istituzionale”. Insomma accelerazione sì, melina no. E pensa di chiedere un parere agli uffici per la legge sulla droga (primo firmatario il capogruppo Massimiliano Romeo), dal momento che l’argomento è in discussione a Montecitorio. Per il Pd il fine vita è una battaglia di civiltà. Dichiara il vice presidente dei senatori dem, Franco Mirabelli: “C’è l’impegno dato dalla Corte costituzionale al Parlamento di legiferare sul suicidio assistito e al Senato arriva un testo che si limita a recepire la sentenza della Corte: dobbiamo assolutamente completare l’approvazione”. Allo stesso modo la pentastellata Alessandra Majorino attacca: “Il comportamento della Lega sul suicidio assistito è inaccettabile dal punto di vista parlamentare e politicamente è ricattatorio”. Si sfoga Loredana De Petris di Leu: “Il centrodestra sta cercando di mettere i bastoni tra le ruote sul fine vita, preparando l’ostruzionismo ancor prima che si cominci a discutere”.

I numeri dei giallo-rossi al Senato sono più risicati che alla Camera, quindi il percorso per l’approvazione definitiva è tutto in salita. In otto articoli, la legge riprende le indicazioni della Consulta dopo la sentenza del 2019 sul caso Cappato, processato e poi assolto per avere aiutato nel suicidio medicalmente assistito Dj Fabo. Sono previsti molti paletti, tra cui il passaggio attraverso le cure palliative e il requisito per poter accedere al suicidio assistito è quello di essere attaccati a macchine di sostegno vitale. Per i radicali e l’associazione Coscioni il rischio è che la legge provochi discriminazioni tra malati terminali e chiedono di allargarne le maglie. Ma per i centristi come Paola Binetti, medico, cattolica, “è una pratica eutanasica”. Il centrodestra è sulle barricate e si comincia già dai relatori. In commissione Sanità si pensa di indicarne due: la dem Caterina Biti e, forse, il grillino Giuseppe Pisani, medico. Pillon dovrebbe essere nominato invece dal presidente della commissione Giustizia, il leghista Andrea Ostellari. Salvo ripensamenti, per evitare il muro contro muro.