di Eleonora Martini
Il Manifesto, 3 luglio 2025
Adottato al Senato il testo base della maggioranza: tradisce la sentenza della Consulta. Vietato l’impiego di personale e dispositivi del Sistema sanitario nazionale. Tra la bozza presentata una settimana fa al Comitato ristretto e il testo base adottato ieri dalle commissioni Giustizia e Affari sociali del Senato, la differenza sta in una norma classista in più. A parte un paio di correzioni sui tempi di attesa del paziente e la scomparsa della premessa sulla “tutela della vita dal concepimento alla morte naturale”, il ddl sul fine vita che il forzista Zanettin e il meloniano Zullo hanno finalmente depositato non è affatto migliorato rispetto a quello impostato quando la maggioranza era ancora in ambasce con le “diverse sensibilità interne”. E tradisce perfino il suo stesso titolo, che recita: “Disposizione esecutive della sentenza della Corte costituzionale del 22 novembre 2019, n. 242”. La norma che conclude il quarto articolo del testo base, infatti, vieta tassativamente l’impiego di personale e dispositivi del Sistema sanitario nazionale, contrariamente a quanto prescritto dalla Consulta. In sostanza, secondo le destre di governo, possono accedere al suicidio medicalmente assistito solo coloro che possono pagare di tasca propria un medico, un infermiere, la strumentazione e il farmaco letale. Anche se sono ricoverati in un ospedale pubblico.
Gli emendamenti al ddl dovranno arrivare alle commissioni entro martedì prossimo, giorno in cui la Consulta si pronuncerà di nuovo, questa volta su un caso di eutanasia per un paziente che non è in grado di assumere il farmaco letale in modo autonomo. L’approdo del ddl in Aula è previsto per il 17 luglio. Il provvedimento, come fa notare l’associazione Coscioni che lo definisce “un’aberrazione”, è stato partorito dal governo “dopo due mesi di trattative informali - sulla base di testi tenuti segreti - con la Cei, unico interlocutore finora scelto dalla maggioranza”. E spunta fuori nello stesso frangente in cui - “coincidenza o meno” - la premier “Meloni incontra Papa Leone XIV”.
Dunque, stando al testo base assunto, il malato maggiorenne con prognosi infausta e irreversibile, con “sofferenze fisiche e psicologiche intollerabili”, capace di intendere e volere, “tenuto in vita da trattamenti sostitutivi di funzioni vitali”, deve anche essere “inserito in un percorso di cure palliative” (requisito inesistente nella sentenza della Consulta) prima di poter fare richiesta di accesso al suicidio medicalmente assistito. A decidere sulla sua sorte sarà il “Comitato nazionale di valutazione” (dal testo è scomparso l’aggettivo “etica”) composto di sette specialisti nominati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri insieme al presidente, al suo vice e al segretario. Il Comitato resta in carica per 5 anni con due possibili mandati “anche non consecutivi”, e i suoi componenti - ma non i dirigenti - presteranno il loro “ufficio” a titolo gratuito. Avranno 60 giorni per rispondere alla richiesta del paziente, prorogabili di altri 30 giorni (prima erano 60). Ma i tempi, si legge anche nell’ultimo testo, possono essere ulteriormente prorogati “di pari termine, in caso di motivate esigenze”. Se dopo la lunga attesa il Comitato nazionale dovesse negare il nulla osta, il malato terminale può ripresentare richiesta “non prima di 180 giorni” (nella bozza erano 4 anni).
E infine: “Il personale in servizio, le strumentazioni e i farmaci di cui dispone a qualsiasi titolo il Ssn non possono essere impiegati al fine della agevolazione del proposito di fine vita”. Il provvedimento invece prescrive alle Regioni l’obbligo di presentare un progetto di potenziamento delle cure palliative e della terapia del dolore. L’Agenzia nazionale per i servizi regionali (Agenas) dovrà monitorare questi progetti e riferire al governo che, in caso di “omessa presentazione del Piano”, entro 30 giorni potrà nominare un “commissario ad acta sino al raggiungimento dello standard” fissato a livello nazionale.
Secondo il relatore Zanettin, il testo è il risultato di “un lavoro faticoso di mediazione” fondato sul precetto secondo cui “il sistema sanitario è preposto alla tutela della salute, non certo a dare la morte”. Un dettame pro-life che si impone di fatto, da anni, anche nel servizio di Interruzione volontaria di gravidanza. Eppure basta che il senatore Zullo (Fd’I) chieda “a tutti di fare un passettino indietro”, che contro di lui si leva l’anatema di Pro Vita \u0026 Famiglia. Al contrario, associazioni come la Fondazione scientifica Gimbe bocciano la proposta perché “di fatto svuota la sentenza della Consulta”.
Tutta l’opposizione promette battaglia in Parlamento: per il Pd, il ddl “va riscritto perché privatizza la sofferenza” e secondo il dem Bazoli “rischia di essere peggio dello status quo”. Per il M5S è “un passo falso delle destre” e per Magi (+Europa) il testo è “offensivo e classista, meglio nessuna legge”. Anche la senatrice Ilaria Cucchi (Avs) ritiene la proposta “inaccettabile” e, dice, “allontana sempre di più la possibilità di arrivare ad un testo condiviso”.











