di Eleonora Martini
Il Manifesto, 9 ottobre 2025
Via libera al suicidio assistito per due donne campane. Atteso il verdetto sulla legge toscana. La maggioranza chiede l’iter anche durante il Bilancio. L’Italia la attende almeno dal 2019, malgrado i giudici costituzionali abbiano incalzato più volte il legislatore dopo che nel novembre di quell’anno avevano depenalizzato l’aiuto al suicidio in determinate condizioni. Anni di attesa e adesso, improvvisamente, proprio mentre arriva la notizia di altre due pazienti terminali che hanno ottenuto dalla propria Asl il via libera al suicidio medicalmente assistito (due donne campane), la maggioranza ha fretta. Preoccupati di perdere anche il ricorso contro la legge regionale toscana su cui si attende il pronunciamento della Consulta a inizio novembre, infatti, i partiti di governo stanno lavorando per approvare il ddl sul Fine vita il più presto possibile. E per farlo premono addirittura affinché in Senato l’iter del testo messo a punto dai relatori Zanettin (FI) e Zullo (Fd’I) proceda anche durante la sessione dedicata al Bilancio.
Occorre però l’unanimità dei gruppi (in quanto il ddl prevede impegni di spesa) perché questa ipotesi si concretizzi, imprimendo quindi un’accelerazione anche sui lavori di questa mattina nelle commissioni Giustizia e Sanità riunite per l’esame degli emendamenti. “Noi non siamo contrari”, riferisce il senatore dem Alfredo Bazoli aprendo così uno spiraglio.
Permangono comunque le forti criticità del testo: malgrado le proteste dell’opposizione, l’ultima bozza della maggioranza prevede infatti ancora il divieto di usare farmaci, mezzi e personale del Ssn nella fase di attuazione del suicidio assistito. Rimane anche l’obbligo di adesione ad un percorso di cure palliative prima che il paziente possa godere del proprio diritto (acquisito con la sentenza Cappato/Dj Fabo del 2019, tanto che da allora 18 persone hanno ottenuto finora il via libera dalle proprie Asl, e 11 di queste, di cui 7 seguite dal team legale dell’associazione Coscioni, hanno già avuto accesso al servizio).
Nell’ultima stesura del testo voluto dalla maggioranza è invece sparito il “Comitato nazionale di valutazione etica” nominato da Palazzo Chigi a cui il governo avrebbe voluto dare tutto il potere di decidere sul fine vita dei pazienti. “Paradossalmente però si prevede ora un doppio filtro - spiega Bazoli - Ad ogni richiesta, la prima valutazione spetta al Comitato etico territoriale nominato dalla Asl e la seconda al Comitato etico nazionale. Sono strutture già esistenti che verranno integrate con figure di competenza specifica”. Se poi il paziente riceve un diniego dovrà aspettare non più 4 anni, come nella prima stesura del testo, ma solo sei mesi.
Ha atteso molto meno invece, Ada Covino, cittadina campana di 44 anni affetta da Sla che a gennaio 2025 aveva richiesto l’accesso al suicidio assistito e a maggio aveva ottenuto un rifiuto perché l’Asl Napoli 3 Sud non le aveva riconosciuto due dei requisiti richiesti dalla Consulta: la volontà consapevole (forse perché Ada non può più parlare) e la dipendenza da sostegno vitale. Con l’aiuto dell’avv. Filomena Gallo, segretaria dell’associazione Coscioni, ha ottenuto la nuova verifica delle sue condizioni di salute. Martedì è arrivato il via libera. A darne notizia è stata l’Asl Napoli 3 Sud che ha annunciato anche il consenso rilasciato ad una seconda paziente campana. La signora, a differenza di Ada, vuole mantenere l’anonimato e all’associazione Coscioni si è rivolta solo per informazioni, proseguendo poi l’iter in autonomia. “La Sla ha perso e io ho vinto - è stato il commento di Ada - Non trascorrerò nemmeno un minuto in più ad avere paura di ciò che può farmi, da oggi sono legalmente padrona della mia vita e del mio corpo”.










