di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 26 settembre 2026
L’impugnazione della legge dell’Emilia-Romagna sul fine vita riapre una ferita che il Parlamento trascina da anni senza mai riuscire a rimarginarla. E trasforma in scontro politico e istituzionale la decisione del Consiglio dei ministri di portare davanti alla Consulta la norma regionale sul suicidio medicalmente assistito. Una scelta che Michele de Pascale non ha esitato a definire politica, accusando il governo di fare campagna elettorale “sulla pelle delle persone fragili”. Il governatore rivendica di essersi mosso nel perimetro indicato dalla Corte costituzionale, limitandosi a disciplinare gli aspetti organizzativi delle procedure. Palazzo Chigi contesta invece alcune disposizioni che invaderebbero competenze riservate allo Stato, oltre alle garanzie sulla disponibilità di cure palliative e altre forme di sostegno.
De Pascale replica che la Regione era disponibile a “microcorrezioni”, ma che alla fine avrebbe prevalso la volontà dello scontro. E annuncia battaglia davanti alla Consulta. Una contraddizione che l’assessore regionale alla Sanità Massimo Fabi riassume così: da quattro anni le Regioni chiedono una legge nazionale, mentre governo e maggioranza non sono riusciti ad approvarla, costringendo i territori a muoversi autonomamente. L’Emilia-Romagna, dunque, “andrà per la propria strada”, mentre de Pascale si dice convinto che la normativa del Veneto non sarà impugnata. Lo scontro si allarga alla politica.
Il primo firmatario della legge regionale, Paolo Trande di Avs, contesta l’iniziativa dell’esecutivo, mentre il segretario di +Europa Riccardo Magi accusa il governo di non dare una risposta nazionale e ostacolare le Regioni. Di segno opposto Pro Vita & Famiglia, che applaude alla scelta del Cdm e considera la norma emiliana incostituzionale, chiedendo alla maggioranza di abbandonare il testo all’esame del Senato. Il fine vita è uno di quei temi sui quali il Parlamento discute da legislature senza trovare un punto di caduta.
Le sentenze della Consulta hanno delimitato il terreno, le Regioni hanno cominciato a occuparlo, ma una cornice legislativa nazionale continua a mancare. E con l’avvicinarsi della fine della legislatura diventa sempre più difficile immaginare che una materia capace di dividere gli stessi schieramenti possa trovare una soluzione prima delle prossime elezioni. Da Parigi, poi, è giunta la voce di Leone XIV. Nel discorso alle autorità francesi, il Papa ha ribadito che “la tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano”, invitando ad accompagnare la fragilità e chi non si sente sufficientemente sostenuto. Poi il passaggio destinato a entrare nel dibattito italiano: scienza e tecnologia, se non guidate dalla coscienza, possono produrre derive che arrivano fino all’“offerta di una morte programmata”. Parole che confermano quanto sarà difficile, per la politica, trovare quella sintesi che da anni continua a rinviare.









