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di Francesca Spasiano

Il Dubbio, 4 giugno 2026

Copione già scritto al Senato: la maggioranza chiede il rinvio per riaprire il testo Zanettin-Zullo. Bazoli (Pd): “Non c’è più tempo: così si seppellisce la legge”. È bagarre in due atti sul fine vita. Il primo prepara al secondo. Ma bisogna tornarci dopo, partendo dalla fine. Ovvero dal verdetto dell’Aula che nel pomeriggio archivia il debutto lampo della legge al Senato rispedendo il dossier in commissione. Nessuno, tra i parlamentari, si mostra sorpreso: il copione è già scritto. E lo annuncia ad apertura di seduta Lucio Malan, capogruppo di FdI, che prende parola per presentare a nome della maggioranza la richiesta di sospensiva secondo l’articolo 93 del regolamento. “Non per procrastinare i tempi - assicura - ma per trovare una soluzione”.

Forza Italia chiede altro tempo per lavorare sul testo dell’azzurro Pierantonio Zanettin e del meloniano Ignazio Zullo con i propri emendamenti, nel tentativo di sciogliere il nodo del servizio sanitario nazionale. Gli alleati si accodano, ognuno per i propri motivi. Che tanto di votare il ddl firmato dal dem Alfredo Bazoli sostenuto da tutti i partiti di minoranza - e definito “eutanasico” da FdI - non se ne parla neanche.

Le opposizioni protestano. Ma è un grido stanco, dopo due anni di attesa. E l’ennesimo voto che arriva scontato: il via libera al rinvio passa con 88 sì, 59 no e nessun astenuto. Prima che il tabellone si accenda persino Bazoli, fin qui principale negoziatore in campo per il Pd, sembra già rassegnato e batte le dita sul banco con fare sereno. Poi il clima si scalda attorno ai due interventi chiave: il suo e quello della neocapogruppo degli azzurri al Senato, Stefania Craxi. È lei ad aver riportato il dossier al centro del tavolo, dopo la “svolta liberal” impressa da Arcore. Ed è lei ancora lei, in Aula, a garantire: “La richiesta di tornare in Commissione non è una strategia dilatoria. Saremmo i primi a denunciarla, se lo fosse. Noi di Forza Italia abbiamo scelto di riportare questo dossier al centro della discussione perché riteniamo che il Parlamento non possa più sottrarsi a una materia che riguarda la persona, la sua libertà, la sua dignità. E questa discussione deve essere libera. Non c’entra il Governo, non c’entrano le maggioranze o le opposizioni”, scandisce Craxi. Che ritiene quello del centrodestra un “testo aperto” su cui trovare un accordo entro l’estate.

“È un dibattito abbastanza avvilente. Il rinvio del provvedimento in commissione significa il definitivo seppellimento del disegno di legge. Non c’è più tempo, questa è l’ultima finestra che abbiamo”, replica di Bazoli. Per il quale il Parlamento, a sette anni dal monito della Consulta, sta semplicemente “abdicando al suo ruolo”. Concedendo così “la vittoria a quelle forze di destra che non si espongono chiaramente, ma si limitano a impedire che una legge arrivi”. A maggior ragione ora che la legislatura è agli sgoccioli: nella migliore delle ipotesi il testo potrà ottenere il via libera in prima lettura. Poi ci penserà il prossimo Parlamento. Mentre decine di persone, nel vuoto normativo riempito dalla Corte Costituzionale, attendono di conoscere il proprio destino.

È il caso di Lucia, 80enne triestina affetta da una rara patologia neurodegenerativa morta oggi in Svizzera tramite suicidio assistito dopo il no dell’azienda sanitaria del Friuli Venezia Giulia. La sua vicenda piomba sui lavori dell’Aula con le parole della senatrice del M5S e vicepresidente del Senato Mariolina Castellone, che parla di “presa in giro” da parte della maggioranza. Mentre Fdi respinge l’accusa al mittente al termine di una giornata che (dicevamo) era già cominciata tra le polemiche.

Lo scontro si consuma nelle commissioni riunite Giustizia e Affari sociali, durante le due audizioni “extra” chieste da FI per interpellare l’Istituto superiore di sanità e il Cnr. L’obiettivo è scoprire se esista uno strumento medico che consenta, con l’ausilio della tecnologia, l’autosomministrazione del farmaco letale a chi si trova in una condizione di immobilità. Ma la risposta è netta: “Allo stato attuale non risultano reperibili dispositivi regolarmente autorizzati all’immissione in commercio, con marchio CE, per l’auto somministrazione di farmaci che siano idoneamente impiegabili nella procedura di morte volontaria mediamente assistita da parte di persona immobilizzata o comunque altrimenti impossibilitata all’auto somministrazione del farmaco letale, né risultano alla presidenza dell’ente che siano allo studio o in fase di implementazione progetti relativi ai dispositivi richiamati”. Così scrive il presidente del Cnr Andrea Lenzi in una lettera distribuita in audizione. E così conferma il presidente dell’Iss, Rocco Bellantone, il quale precisa che la “tecnologia non può creare il diritto, sostituendosi alla valutazione clinica ed etica” del personale sanitario.

Il fatto è che lo strumento di cui si discute è stato usato per la prima volta lo scorso marzo da “Libera”, 55enne toscana affetta da sclerosi multipla che ha avuto accesso alla procedura grazie a un puntatore oculare messo a punto dallo stesso Cnr su ordine del Tribunale di Firenze dopo la sentenza della Consulta sul caso. Il dettaglio non sfugge ai senatori delle opposizioni. Ma non sfugge neanche al relatore Zanettin, i cui dubbi restano senza risposte. Almeno per ora. Tanto di tempo per discutere ce ne sarà ancora, fa notare amaramente qualcuno. “Perché ho come la sensazione che torneremo in commissione...”, dice Ivan Scalfarotto di Iv. Facile profeta di un epilogo già scritto.