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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 12 maggio 2026

Suicidio medicalmente assistito Il testo base della maggioranza in stallo al Senato dal luglio 2025. Forza Italia in fibrillazione. Passati oltre due anni dal momento dell’assegnazione alle commissioni riunite Giustizia e Sanità del Senato, dopo svariate vicissitudini e superata pure la lunga riflessione del comitato ristretto durata ben sette mesi, il ddl sul Fine vita si trova ora a un ennesimo punto di svolta. Oggi la conferenza dei capigruppo dovrà decidere se continuare a tenere in stallo il testo base messo a punto dai relatori di maggioranza Zanettin (FI) e Zullo (Fd’I), che in quella sede perdura dal luglio 2025 senza neppure aver avviato la disamina degli emendamenti, o fissare sul calendario una data per l’esame del ddl direttamente in Aula, senza relatori.

Con tutti i rischi che anche questa seconda strada comporta: quel testo base infatti “cancellerebbe i diritti conquistati grazie alle azioni di disobbedienza civile e alla sentenza Dj Fabo - Cappato della Corte costituzionale”, come sostiene l’Associazione Coscioni che ieri ha proposto di portare subito in assemblea, invece, “la legge di iniziativa popolare “Eutanasia legale” sottoscritta da oltre 74.000 cittadini, depositata 10 mesi fa, sostenuta da un mobilitazione che ha coinvolto altri 25.000 cittadini, ma tuttora mai presa in esame dal Senato, nonostante gli obblighi di trattazione delle iniziative popolari derivanti dal Regolamento in vigore a palazzo Madama”.

A premere per la calendarizzazione del ddl in Aula è tutta l’opposizione, Pd in testa, che presenterà oggi formale richiesta. Lo scontro tra gli schieramenti però è già iniziato perché la maggioranza teme il passaggio nella plenaria, consapevole che in caso di scrutinio segreto - previsto per i temi etici durante il voto sugli emendamenti - in Aula i diktat di partito conterebbero assai poco. Ad andare in fibrillazione però è soprattutto Forza Italia, che sul suicidio medicalmente assistito registra più di un mal di pancia rispetto alle posizioni oltranziste delle destre di governo. Tanto che perfino la tiepida apertura del neo capogruppo azzurro alla Camera, Enrico Costa (tornato un mese fa alla casa madre con la benedizione di Marina e Piersilvio Berlusconi), che in un’intervista a Repubblica ha parlato di “vuoto legislativo” da colmare al più presto, è stata immediatamente attaccata da Pro Vita & Famiglia e dai suoi affiliati politici.

Su questi temi, il partito di Tajani segue di fatto “la linea visionaria e coraggiosa di Marina Berlusconi”, come la definisce la deputata azzurra Erica Mazzetti, qualunque cosa intenda. Ma al Senato la trattativa è nelle mani della capogruppo Stefania Craxi: “Come FI chiediamo che il ddl sul Fine vita riprenda il suo iter in commissione partendo dal testo di legge firmato da Zanettin e Zullo - ha precisato - Crediamo che sia un buon punto di partenza e da qui speriamo di poter trovare un’intesa con le opposizioni per arrivare a dare al Paese una legge seria e responsabile sul tema”. La bilancia del compromesso però prevede, nei desiderata del centrodestra, che lo schieramento opposto rinunci ad alcuni punti cardine stabiliti dalla Corte costituzionale nel 2019 e ripresi - perfino con troppa misura, secondo taluni - nel testo depositato nel 2022 dal senatore dem Alfredo Bazoli.

“La maggioranza che voterà il testo dei relatori si assumerà la responsabilità di varare una legge che priva i cittadini del sostegno del Servizio sanitario nazionale in un momento di grande sofferenza - attacca il presidente dei senatori dem, Francesco Boccia - Noi siamo a favore del recepimento delle indicazioni della Consulta e siamo contrari a questa atrocità privatistica contenuta nel testo della destra. Il voto in Aula metterà chiarezza sulla scelta del forze politiche che non possono più permettersi di fare propaganda sulla vita delle persone”.

Insiste sulla responsabilità anche la vicepresidente della commissione Giustizia Ilaria Cucchi (Avs): “Dopo mesi di rinvii, stop e divisioni interne, la maggioranza continua a essere spaccata e paralizzata da contraddizioni ideologiche. Basta tergiversare. Per noi il principio resta chiaro, soltanto il Ssn può assicurare uniformità di trattamento, tutela della dignità delle persone e assenza di discriminazioni economiche o territoriali nell’accesso al fine vita. Per Avs non sono ammissibili scorciatoie privatistiche, né ulteriori tentativi di ostacolare il confronto parlamentare”.