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di Sara Bettoni

Corriere della Sera, 27 agosto 2026

Milano, la scelta di Domenico Zuccarella. Nell’udienza di giugno: “Sono stanco, non ne posso più”. Il 59enne con la sclerosi multipla: donato il corpo alla ricerca. La Regione aveva approvato a maggio un vademecum sul fine vita, in assenza di una legge nazionale o regionale. Il quarto caso in Lombardia di suicidio medicalmente assistito porta con sé un ulteriore passaggio verso il diritto al fine vita. Domenico Zuccarella, 59enne di Giussano (Monza e Brianza) affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva, è morto il 25 agosto in una struttura sanitaria e non a casa sua, come è invece avvenuto per gli altri pazienti che hanno scelto la stessa strada.

È la prima volta che accade in Italia, almeno tra le storie finora emerse. Il Servizio sanitario regionale - secondo un iter già seguito in precedenza - tramite l’Asst Ovest Milanese ha fornito il farmaco letale, gli strumenti perché il paziente se lo autosomministrasse, il personale sanitario che monitorasse la situazione. E ha garantito l’intera procedura in un ospedale: il 59enne non ha voluto tornare a casa. D’altra parte già da alcuni anni era assistito in una residenza sanitaria per disabili. Domenico ha inoltre scelto di donare il proprio corpo alla ricerca.

Ex imbianchino, aveva dovuto smettere di lavorare nel 2011, un anno dopo la comparsa dei primi sintomi della malattia. Ora riusciva solo a muovere alcune dita della mano sinistra. “Sono oramai quasi del tutto privo di forza, stordito da farmaci che non servono a curarmi, bensì a trattenermi in una condizione di continua, insopportabile e inaccettabile sofferenza...”, raccontava pochi mesi fa, ricordando l’ultima vacanza nel 2009 a Marrakech e i giri in moto a cui era stato costretto a rinunciare da tempo.

Quello di Domenico è il primo caso di suicidio medicalmente assistito in Lombardia dopo l’emanazione, lo scorso giugno, delle indicazioni operative della Regione per la gestione delle domande di fine vita. Una sorta di vademecum per aiutare gli ospedali, in assenza di una legge nazionale o regionale sul tema. Eppure per il 59enne non sono stati seguiti i tempi riportati nel documento (non vincolante). L’associazione Luca Coscioni, che ha seguito il paziente in tutto il percorso, sottolinea che dalla richiesta all’Asst Ovest Milanese dell’8 novembre 2025 all’effettiva attuazione della procedura sono trascorsi 290 giorni, oltre nove mesi, contro i 145 giorni stabiliti dalle indicazioni regionali.

Dopo mesi di attesa, solleciti e diffide, a fine maggio il collegio legale di studio e difesa di Domenico, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale della Coscioni e sua difensora, aveva presentato un ricorso d’urgenza al tribunale chiedendo che la procedura fosse conclusa in tempi compatibili con la progressione della malattia. La Commissione medica il 18 maggio aveva accertato a maggioranza la presenza dei quattro requisiti indicati dalla Corte costituzionale per accedere al suicidio medicalmente assistito (irreversibilità della patologia, sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale, capacità di prendere decisioni libere e consapevoli). Nell’udienza del 23 giugno, Domenico aveva espresso direttamente al giudice il peso dell’attesa: “Sono stanco, non ne posso più”. Il 25 agosto, la conclusione.

Filomena Gallo con Marco Cappato, tesoriere della Coscioni, sottolineano: “Domenico è morto con la speranza che ciò che aveva ottenuto potesse essere utile ad altre persone nella sua stessa situazione. Oggi in Lombardia esiste dunque un percorso concretamente tracciato. Ma per evitare che la procedura sia condotta in tempi così lunghi è fondamentale che il Consiglio regionale approvi la legge di iniziativa popolare “Liberi subito”. L’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso contesta però la Coscioni, ricordando la “volontà del paziente, prima della procedura, che la sua morte non venisse strumentalizzata e usata. Possiamo confermare che il percorso si è svolto nel pieno rispetto delle procedure previste dalle indicazioni regionali e in osservanza dei principi stabiliti dalle pronunce della Corte costituzionale”.