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di Francesca Spasiano

Il Dubbio, 2 maggio 2026

Incontro alla Camera tra i parlamentari azzurri per riaprire il dossier. E in Lombardia gli azzurri appoggiano l’Associazione Coscioni. Forza Italia fa sul serio: vuole una legge sul fine vita entro la fine della legislatura. E la vuole al punto da mettere il tema al centro della prima riunione dei parlamentari azzurri dopo la svolta liberale impressa da Arcore. L’incontro si è tenuto mercoledì sera alla Camera, con il neo capogruppo Enrico Costa. Ma c’erano anche Stefania Craxi, che ha appena assunto la guida dei senatori, e Pierantonio Zanettin, relatore del testo base a Palazzo Madama insieme al collega di Fratelli d’Italia Ignazio Zullo.

L’obiettivo? Sbloccare il ddl fermo nelle commissioni Giustizia e Affari sociali per portarlo in Aula al più presto. Non prima di aver superato le divergenze, diciamo così, che pure ci sono. Ma con cauto ottimismo nella possibilità di arrivare a una mediazione con gli alleati. “Abbiamo voluto conoscere lo stato dell’arte dei lavori al Senato, per poterci esprimere come deputati. Ovviamente nell’ambito della libertà di coscienza, che è una caratteristica della nostra azione su questi temi - spiega Costa al Dubbio -. È stata una riunione molto sentita, con interventi di alto profilo. Complessivamente c’è stata una grande adesione e apprezzamento per l’iter che è stato intrapreso e un grande stimolo ad andare avanti. Il percorso avrà certamente le sue difficoltà, ma era necessario fare in modo che questo tema diventasse di rilevanza parlamentare, creando un coordinamento e facendo sentire il nostro sostegno”.

Insomma, se si trattava di sondare gli umori e mandare un messaggio, il risultato appare chiaro: la truppa azzurra, nei due rami, è compatta. Ora resta da capire se lo stesso si possa dire del centrodestra, con la Lega che al momento tace e Fratelli d’Italia che non appare entusiasta. I meloniani, in particolare, vogliono che il servizio sanitario nazionale resti escluso dai percorsi di fine vita per ciò che riguarda il personale, il farmaco e la strumentazione necessaria. E il nodo ha pesato sul testo per mesi, prima che il progetto sparisse del tutto dai radar.

L’ultima novità è arrivata a fine anno, con la sentenza 204 della Consulta sulla legge della Toscana, impugnata dal governo, che stabilisce tempi e procedure certe. I giudici hanno in gran parte salvato la norma e sancito “il diritto” del paziente, che abbia già ottenuto il via libera al suicidio assistito, di fare affidamento sulla sanità pubblica. Ma l’interpretazione “discorde” della decisione non ha incoraggiato l’iter di una legge nazionale, sulla quale è calato il sipario dopo le parole pronunciate dalla premier nella conferenza stampa di inizio anno.

Per quel che trapela, i dubbi vanno cercati soprattutto dalle parti del governo. Ma per Stefania Craxi, che ha ripreso in mano il dossier, sarebbe “del tutto fuorviante parlare di divisioni, oppure strumentalizzare una discussione necessaria, indispensabile, per ragioni di stampa o peggio di propaganda politica”. La neo-capogruppo ribadisce che il tema del fine vita “è un argomento che chiama in causa le coscienze, che mai e poi mai, da liberali, faremo ricadere in una misera logica parte, favorendo sempre una discussione tanto giuridica quanto etica all’altezza”.

“Certo - spiega la senatrice al Dubbio -, per noi il tema è centrale. E lo poniamo con forza. Ma vogliamo partire da un testo equilibrato, non dogmatico, rispettoso delle sentenze della Corte costituzionale e che ben disciplina i casi e il percorso di coloro che, in determinante circostanze, possono consapevolmente scegliere il loro destino. Un testo che tutela il diritto alla vita senza perdere mai di vista la libertà della persona, e la necessità di assicurare all’uomo la sua piena dignità anche nella morte. Per Forza Italia è un obiettivo che si può e si deve raggiungere in questa legislatura. È nell’interesse di tutti, dei cittadini in primis”.

Quanto al ruolo del servizio sanitario, bisognerà trovare una soluzione. “Si possono individuare alcune opzioni possibili e praticabili, avendo come bussola d’intervento quella di evitare procedure inapplicabili e una sorta di inaccettabile “privatizzazione del fine vita” - infatti la proposta prevede un intervento del comitato etico nazionale - che porterebbero a una diseguaglianza, anche di carattere economico, nella richiesta del suicidio assistito e ridurrebbero la garanzia di prevenire abusi nei confronti delle persone ammalate e vulnerabili”.

Da parte sua, il relatore di FdI, Zullo, assicura che il testo è fermo perché mancano ancora i pareri della quinta commissione. E ribadisce: “Le norme di questa nazione prevedono che il Servizio sanitario nazionale debba agire per la vita e la salute”. Per il meloniano non è un “pregiudizio”, ma un fatto: il fine vita non può rientrare tra i livelli essenziali di assistenza. Ma è possibile far affidamento sulla strumentazione e sul personale pubblico, pur prevedendo l’obiezione di coscienza del medico?

Ciò che è certo, al momento, è che il Parlamento dovrà muoversi prima delle Regioni. E in particolare prima della Lombardia, dove i giovani azzurri hanno aperto alla proposta rilanciata dell’Associazione Luca Coscioni, “Liberi subito”, che punta a raccogliere cinquemila firme entro la fine di settembre. “Noi stiamo lavorando per dare delle linee guida che consentano di avere un comportamento omogeneo da parte di tutte le nostre Ats e Asst. Questo è quello che possiamo fare, che stiamo facendo ed è l’unica parte di competenza regionale”, dice il governatore Attilio Fontana. Con Craxi che conclude: “In un ambito così delicato non possiamo permetterci soluzioni improvvisate o regolazioni disallineate: è indispensabile una regia unitaria che garantisca equilibrio, competenza e responsabilità istituzionale”.