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di Gabriele Fedrizzi

Corriere del Trentino, 2 giugno 2024

Il viaggio-studio della Camera penale di Trento: falsi miti ed esperienze da valutare. Luci e ombre. Così si può riassumere la visita di studio effettuata lo scorso novembre da una delegazione trentina nelle carceri finlandesi, il cui resoconto è stato riportato in una conferenza, tenutasi a Palazzo Geremia, alla presenza dell’assessore comunale Monica Baggia. Il viaggio è nato dall’iniziativa della Camera Penale di Trento e del suo allora presidente Filippo Fedrizzi, allo scopo di realizzare uno studio comparativo del sistema penitenziario finlandese e valutare la possibile importazione di modelli dal paese scandinavo alla Casa Circondariale di Spini di Gardolo.

Tuttavia, una volta valicati i cancelli dei penitenziari finlandesi, per il gruppo di trentini si è svelata una realtà in parte diversa da quella che immaginavano. “Io sono arrivata in Finlandia con grandi aspettative, credevo di trovare ver amente l’obiettivo di evoluzione del nostro sistema penitenziario e non è stato così” spiega la presidente del Tribunale di sorveglianza di Trento, Lorenza Omarchi. Diverse sono state le criticità rilevate, in un ordinamento penitenziario, come quello finlandese, visto da molti come un modello esemplare: poche ore d’aria, attività all’interno del carcere molto ridotte, detenuti lavoratori sottopagati, ma anche un sistema di esecuzione della pena sottratto al controllo della magistratura e totalmente affidato a funzionari amministrativi.

“Quando ho chiesto quante volte il garante dei detenuti avesse fatto visita alla struttura, la risposta è stata che nell’ultimo anno non si era mai visto” rileva la professoressa Antonia Menghini, garante dei diritti dei detenuti della Provincia. Nonostante la caduta di alcuni falsi miti, rimangono però numerosi gli aspetti da guardare con grande interesse, in particolare riguardo le carceri aperte, strutture che lasciano ampi spazi di libertà al detenuto, consentendogli di fare un serio percorso di reinserimento nella società.

“Le percentuali di recidiva per coloro che sono detenuti nelle carceri aperte sono pari al 49%, mentre coloro che sono detenuti nelle carceri chiuse hanno il 67,6% di recidiva. Questo è stato, dal punto di vista utilitaristico, l’elemento che ha portato il sistema finlandese ad adottare ed a portare avanti questo percorso” sottolinea l’avvocato Giovanni Guarini. Un altro fronte sul quale la Finlandia è molto avanti riguarda il diritto all’affettività, riservando ai detenuti degli spazi appositi in cui poter incontrare i propri cari, lontani da occhi indiscreti.

“Le visite non supervisionate - spiega Sofia Regini, dottoranda in diritto penale - durano tre ore e si svolgono in strutture apposite, staccate dal corpo centrale della prigione, che richiamano l’ambiente domestico, più consono ad ospitare il partner ed eventualmente i figli”. Per quanto riguarda invece la formazione scolastica, nelle strutture aperte essa avviene al di fuori del carcere, con i detenuti che possono frequentare la scuola insieme a tutti gli altri studenti, come racconta Rolando Pizzini - che da molti anni insegna religione presso la Casa circondariale di Spini - che però si domanda: “La scuola italiana, le nostre famiglie, i nostri alunni ed i nostri insegnanti come reagirebbero a questa proposta?”.