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di Fulvio Paloscia


La Repubblica, 22 dicembre 2021

 

Oltre 100 opere, realizzate da chi ha risposto all'appello di un anno fa, sono esposte nella sala Carlo Azeglio Ciampi, all'interno del Palazzo del Pegaso, sede del consiglio regionale della Toscana. Mettete le ali a Patrick Zaki. Le ali della libertà. L'idea è venuta all'artista toscana Daria Palotti, lo scorso febbraio, ad un anno dall'incarcerazione in Egitto dello studente dell'Università di Bologna.

Tutto era nato come un laboratorio in presenza in collaborazione con il Comune di Vicopisano (Pisa), poi la recrudescenza del Coronavirus ha costretto a scegliere la strada del web. Con una pagina Facebook dove Palotti invitava tutti coloro che lo desiderassero, a disegnare due ali su un profilo fotografico del giovane egiziano come simbolo e augurio di libertà. Nessun limite creativo, ognuno poteva esprimersi come voleva: l'importante non era l'esito estetico, "ma la condivisione dell'idea di libertà. Tutto doveva svolgersi nell'ambito della bellezza del creare e della voglia di partecipare ad un progetto che certo non sarà risolutivo per Zaki, ma che almeno gli farà sentire ancora più vicino il nostro paese. E che ha dato voce a chi sentiva il bisogno di partecipare all'incredibile ondata di solidarietà".

Il risultato è stato superiore ad ogni aspettativa. Sono infatti arrivati oltre 2000 elaborati, da parte di persone di ogni età, cifra in cui la stessa Palotti non avrebbe mai sperato. Merito anche dell'endorsement di Amnesty International, che ha voluto collaborare all'iniziativa, di Cecilia Robustelli dell'Università di Modena e Reggio Emilia, di Rita Monticelli dell'Università di Bologna, coordinatrice del master Gemma seguito dallo stesso Zaki.

La Regione Toscana ("terra di diritti dal 1786, quando fu abolita per la prima volta al mondo, entro i suoi confini, la pena di morte; vogliamo mantenere questo primato, facendoci sempre più portavoce dei diritti negati" dice Antonio Mazzeo, presidente del consiglio regionale) ha fatto suo il progetto: oltre 100 opere sono esposte nella sala espositiva Carlo Azeglio Ciampi, all'interno del Palazzo del Pegaso, sede del consiglio regionale, dove la mostra "Ali per Zaki" è in corso fino al 28 dicembre. "Una scelta durissima - spiega Palotti - che ho fatto con l'intento di mantenere la trasversalità che ha contraddistinto la grande adesione".

Ali di uccelli fatati. Ali nelle cui piume sono impressi i volti dei grandi difensori dei diritti umani (da Mandela a Gandhi). Ali di angelo, ali di stoffa, ali realizzate con una mascherina chirurgica come se fossero un paracadute, ali di carta e ali di vere piume, ali di farfalla e ali fatte di fiori, ali di colomba e ali fatte di parole che "sono la nostra potenza, usiamole per vincere la battaglia" scrive una delle alunne delle tante scuole che hanno partecipato all'iniziativa. E tante, tante frasi che fanno da scenografia al volto sorridente di Patrick: "la libertà è come l'aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare", "liberatelo, è buono", "Zaki non preoccuparti che ti libereremo noi", "vola via dalla prigione in cui sei finito ingiustamente".

Un successo inaspettato. Coronato dalla scarcerazione di Zaki ("che non è libero, ma fuori dal carcere, ed è ben diverso. Dunque le ali devono continuare a volare" dice Riccardo Noury, portavoce nazionale di Amnesty) "ma la mostra non arriva fuori tempo, perché i valori espressi da queste opere - alcune di artisti professionisti che hanno spontaneamente aderito all'iniziativa - vanno aldilà del caso specifico e sono eterni nella loro potenza.

Rivendicano l'umanità che il nostro paese è capace di esprimere in un momento così difficile e divisivo come quello che stiamo vivendo" aggiunge Palotti. Perché l'arte "ha fatto arrivare a Patrick il sostegno di tutte queste persone anche quando era in carcere. Perché l'arte, si sa, ha il potere di valicare i confini ed abbattere muri" aggiunge Rita Monticelli, colpita dalla partecipazione di tanti bambini all'iniziativa: "Bene così, perché la libertà non è solo un diritto, ma è anche qualcosa che si deve insegnare insieme all'esercizio del pensiero critico.

È importante che Elena Ferrante abbia sottolineato, in un suo recente scritto, la sua soddisfazione nell'aver aiutato - attraverso i suoi libri - Patrick a sopportare la durissima prigionia. La cultura ha anche la funzione di alleviare le sofferenze quotidiane, guida le nostre vite. Alice Walker, autrice che Patrick ha studiato e ama, diceva che le rivoluzioni hanno bisogno di bellezza per poter esprimersi".