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di Jacopo Storni

Corriere Fiorentino, 16 luglio 2024

Dall’inizio dell’anno, a Sollicciano ci sono stati 35 tentativi di suicidio, sventati all’ultimo secondo dagli agenti penitenziari. Una media drammatica di 5 tentati suicidi ogni mese. Un altro tentativo di suicidio è finito tragicamente pochi giorni fa, quello del tunisino ventenne che si è tolto la vita all’interno della sua cella bloccandone la serratura (il corpo del ragazzo, dopo che è stata eseguita l’autopsia, non è ancora stato rimpatriato in Tunisia, dove sarebbe dovuto arrivare sabato scorso, per questioni burocratiche).

Non solo suicidi. Secondo i dati ufficiali del penitenziario, da inizio di quest’anno, si sono registrati 215 atti di autolesionismo, 80 atti di aggressione al personale di polizia penitenziaria, 17 proteste collettive, tra cui l’ultima pochi minuti dopo il suicidio, quando i detenuti hanno appiccato il fuoco in due sezioni che sono ancora inagibili e hanno costretto l’amministrazione penitenziaria a trasferire circa 25 reclusi. Quanto ai detenuti presenti, a fronte di una capienza di 497 posti e di 408 posti disponibili, a Sollicciano sono presenti 538 reclusi. L’indice di sovraffollamento dell’istituto è pari al 131,86 per cento.

Nel frattempo, il garante nazionale avvierà accertamenti per capire se al penitenziario fiorentino viene rispettato l’articolo 27 della Costituzione (“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”) e per appurare se viene rispettato il protocollo della Convenzione Onu contro “la tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti”. In quest’ottica, dall’ufficio del garante di Roma, Felice Maurizio d’Ettore, è partita una lettera alla direzione del carcere per capire le reali condizioni dell’istituto in merito, nello specifico, alla presenza di acqua calda nelle celle.

Gli accertamenti arrivano all’indomani dei ricorsi rigettati dal tribunale di sorveglianza presentati da alcuni detenuti in merito alla mancanza di acqua calda nelle celle. Un rigetto così motivato dal magistrato: “Con riferimento alla mancanza di acqua calda nel lavandino che si trova all’interno delle camere detentive, ritiene questo magistrato che la fornitura di acqua calda all’interno della cella non sia un diritto essenziale garantito al detenuto, ma una fornitura che si può pretendere solo in strutture alberghiere”.

Il garante D’Ettore, che preferisce al momento non pronunciarsi ufficialmente su Sollicciano, vive a Firenze, dove insegna diritto privato come professore ordinario, e conosce bene la realtà del penitenziario fiorentino, dove si è recato tra l’altro a fine giugno, insieme al direttore generale dell’edilizia penitenziaria del ministero della giustizia Antonio Bianco, notando condizioni molto critiche.

Accertamenti, da parte dell’ufficio del garante, saranno avviati anche su un’altra ordinanza che rigetta la richiesta di liberazione anticipata di un detenuto della casa circondariale di Firenze il quale in passato aveva tentato il suicidio. La motivazione sarebbe che “il tentativo di togliersi la vita mediante impiccagione è incompatibile con il presupposto della liberazione anticipata che è la partecipazione all’opera educativa”. Intanto, sono bloccati i lavori di ristrutturazione, per cui il ministero ha stanziato 7 milioni, una situazione su cui sta chiedendo accertamenti sempre l’ufficio del garante nazionale e su cui, da tempo, il Corriere Fiorentino chiede risposte ufficiali al Provveditorato regionale senza però riuscire ad avere risposte.