di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 27 luglio 2022
In Procura una lettera di 23 pagine: “Condizioni siano adeguate, oppure si chiuda”. Un esposto alla Procura della Repubblica per denunciare “le condizioni drammatiche” all’interno del carcere di Sollicciano e chiedere di valutare se si possano ravvisare comportamenti illeciti nella gestione della popolazione carceraria. A firmare l’esposto sono circa trecento detenuti del penitenziario fiorentino che, carta e penna, hanno scritto una lettera di ventitré pagine in cui passano in rassegna i maggiori problemi dell’istituto.
“Chiediamo sia aperta un’inchiesta sulle carenze di Sollicciano - scrivono i reclusi in stampatello. Quando noi non rispettiamo le leggi veniamo puniti, dovrebbe valere altrettanto per coloro che hanno la responsabilità della gestione del carcere, dove avvengono torture psicologiche, maltrattamenti, abusi di potere, regolamenti calpestati. Chiediamo che le condizioni di detenzione all’interno del carcere siano adeguate ai regolamenti vigenti, in caso contrario Sollicciano deve essere chiuso”. Nella lunga missiva, i reclusi elencano e raccontano quelle che secondo loro sarebbero le violazioni al decreto del presidente della Repubblica numero 230 del 2000, ovvero il regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà. “Viviamo in luoghi inadeguati” è scritto nella lettera, luoghi dove si aggirano “topi e scarafaggi nelle sezioni, cimici e insetti nei letti, docce dove funghi e parassiti fanno ammalare, le celle sono piene di infiltrazioni che provocano muffe”.
Raccontano i reclusi che nelle ore buie non ci sarebbe luce in parte delle sezioni del carcere. Per questo ci sono “detenuti che mangiano senza luci, detenuti che vivono in celle con cavi scoperti e il rischio di rimanere fulminati”. I carcerati lamentano anche la mancanza delle docce in cella e talvolta anche dell’acqua calda. E poi le condizioni del materiale a disposizione per dormire. “All’arrivo in carcere vengono fornite due lenzuola pulite e una coperta, polverosa, bucata e dall’odore sgradevole, i cuscini sono spesso strappati e non ignifughi, i materassi sono già pieni di cimici”.
Tra i punti maggiormente critici c’è poi la carenza di attività sociali e sportive e soprattutto di quelle lavorative: “Nel mese di maggio hanno lavorato cinquantanove detenuti su circa seicento. Le attività alternative al lavoro sono solo il catechismo (trenta persone), l’attività teatrale (venti), l’attività musicale (dieci)”.
I circa trecento detenuti firmatari hanno la sensazione che “in questo carcere si lavori con l’obiettivo di portarci a fine pena così come siamo entrati, senza progetti di reinserimento” e per questo “al momento dell’uscita non mancano le catastrofi” e la recidiva è alta.
Senza giri di parole, i firmatari sostengono che le condizioni di questo carcere sono da terzo mondo: “Sovraffollamento, sporcizia, inedia, quando non addirittura violenza vera e propria, e poi suicidi, tentati suicidi, autolesionismo”. La lettera dei detenuti è il tentativo di riaccendere i riflettori su una piaga cittadina mai sanata.
E sempre sul tema Sollicciano, nei giorni scorsi le sigle sindacali degli agenti penitenziari hanno incontrato il prefetto per chiedere un’ispezione sulle condizioni di vita nel penitenziario da parte del ministero della Giustizia. “Il signor prefetto - scrivono i sindacati - ci ha rassicurato, impegnandosi ovviamente per quanto nelle sue facoltà, di rappresentare le nostre istanze ai vertici dell’Amministrazione Penitenziaria. Abbiamo ribadito la necessità che venga avviata un’attività ispettiva sulla gestione della struttura cosa questa che ci auguriamo avvenga al più presto”. Viste le “criticità irrisolte” di Sollicciano, gli agenti hanno deciso di mantenere “lo stato di agitazione di tutto il personale”.










