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di Stefano Brogioni

La Nazione, 28 gennaio 2026

Ha “fatto la corda” come aveva annunciato in un momento di alterazione e come si dice nel gergo delle celle: un detenuto marocchino di 29 anni, A.E., si è tolto la vita domenica scorsa nel carcere fiorentino di Sollicciano, impiccandosi. È il primo suicidio del 2026 dietro le sbarre del penitenziario fiorentino. Il detenuto era stato arrestato dalla polizia per una rapina al negozio Footlocker, nel centro di Firenze, lo scorso 2 gennaio. All’esito della direttissima, gli era stato applicato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Ma nei giorni successi, fermato per un nuovo controllo della polizia, aveva dato in escandescenze.

Gli è stata quindi contestata la resistenza a pubblico ufficiale ed è finito dentro, in aggravamento della precedente misura. Stava aspettando la prosecuzione della direttissima il prossimo 19 febbraio. Ha deciso di non arrivarci. Quando è partito l’allarme, la polizia penitenziaria si è immediatamente mobilitata, ma per il detenuto non c’era più niente da fare. Il gesto estremo del 29enne marocchino giunge alla vigilia dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, appuntamento dove rimbomberanno le solite frasi fatte sulle condizioni delle nostre carceri, parole buone per prendere applausi e imbellettarsi la coscienza ma mai seguite da iniziative concrete, se non quelle di pochi volontari che davvero vivono la realtà di Sollicciano. Nel 2025, sono stati quattro i ristretti che si sono tolti la vita. L’ultimo suicidio, in ordine cronologico, è stato quello di Elena G., giovane rumena che ha deciso di farla finita mentre stava scontando una condanna non ancora definitiva.