di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 12 marzo 2020
Tavoli e sedie a fuoco, momenti di paura. Il malato è un giovane tirocinante. È da poco passato mezzogiorno quando il direttore del carcere fiorentino di Sollicciano Fabio Prestopino, assistito dal personale sanitario del penitenziario, incontra i detenuti per informarli che tra gli agenti, c'è un caso di positività al coronavirus.
Si tratta di un allievo agente, arrivato da poco nel carcere fiorentino per i corsi di formazione, che non ha incarichi operativi ma soltanto di osservazione. Attualmente si trova ricoverato in ospedale ed è in buone condizioni. Dovrà fare la quarantena ma rischia di non poterla farla nella caserma di Sollicciano, dove vive, per evitare contatti con altri agenti.
Appresa la notizia, i detenuti alzano la voce, si dicono preoccupati, temono contagi. Così scatta la rivolta. Alcuni di loro prendono a calci le suppellettili che trovano nei corridoi, altri appiccano il fuoco a tavoli e sedie. Divampa l'incendio, attraverso le finestre un'alta colonna di fumo nero, visibile anche dall'esterno del carcere.
I reclusi urlano e battono sulle inferiate. Viene attivata la sirena dell'allarme, gli agenti si attrezzano con le tenute anti sommossa. Si teme, come avvenuto nei giorni scorsi in altri penitenziari italiani, una fuga di massa. Sul posto arrivano diverse camionette dei vigili del fuoco a sirene spiegate. Arrivano anche polizia e carabinieri. L'incendio viene domato, ma i detenuti continuano a urlare dalle finestre. Poi la situazione torna alla calma, ma i reclusi chiedono garanzie per la loro salute.
"Continueremo a monitorare costantemente la salute dei reclusi - ha detto il direttore Prestopino - Qualora si manifestassero sintomi di tosse o influenza, agiremo di conseguenza". Per quanto riguarda gli agenti penitenziari, potrebbe scattare la quarantena per i colleghi di corso e per il tutor.
Per prevenire eventuali contagi, è stata montata all'esterno di Sollicciano (come delle altre carceri) una tenda-triage per i controlli sanitari. Su direttiva ministeriale, sono stati cancellati i colloqui fisici tra reclusi e familiari e l'ingresso dei volontari. Ai reclusi saranno consentiti due colloqui telefonici a settimana e dieci al mese (anziché uno a settimana e cinque al mese).
Il cappellano di Sollicciano don Vincenzo Russo ha scritto una lettera al ministro della giustizia: "I detenuti vorrebbero indicazioni dal governo su come rispettare alcune regole, come ad esempio il metro di distanza tra l'uno e l'altro o il lavaggio delle mani quando talvolta mancano saponi e disinfettanti". La camera penale di Firenze chiede politiche di sfollamento di Sollicciano "implementando la concessione dei domiciliari per chi ha possibilità di usufruire di un domicilio nonché la concessione ai soggetti sottoposti al regime di semilibertà di pernottare presso le proprie abitazioni".
Oggi si terrà una riunione tra tutti i garanti dei detenuti della Toscana che chiederanno formalmente la nomina di un commissario straordinario per gestire l'emergenza coronavirus in carcere, in attesa della nomina del nuovo garante regionale, di cui la Toscana è ancora sguarnita.
Nel frattempo, al carcere elbano di Porto Azzurro sono arrivati quindici detenuti dal carcere di Modena, dopo la rivolta dei giorni scorsi. E in quello di Livorno i detenuti hanno scritto una lettera in cui dicono: "L'unico antivirus contro questo "malessere" è la forza dell'umanità e del rispetto reciproco. Anche dietro le sbarre".










