di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 1 agosto 2024
L’appello della rettrice: “Il ministro intervenga”. Ieri mattina è stato osservato un minuto di silenzio all’Università di Firenze per sensibilizzare sulla drammatica situazione che stanno affrontando gli istituti penitenziari italiani e anche quelli toscani, alla luce dei due recenti suicidi che si sono verificati prima a Sollicciano e poi a La Dogaia di Prato. Il momento di raccoglimento si è tenuto intorno alle 9.30 nell’atrio dell’aula magna del Rettorato, in piazza San Marco. Era presente la rettrice dell’Università, Alessandra Petrucci, insieme al prorettore vicario, Giovanni Tarli Barbieri, e alla delegata alla inclusione e diversità, Maria Paola Monaco, oltre al personale del rettorato. Presente, tra gli altri, anche Carmelo Cantone, ex vicecapo Dipartimento amministrazione penitenziaria, già provveditore regionale.
“Accanto a quel giovane che si è tolto la vita nel carcere di Prato - ha ricordato la rettrice - ci sono tanti altri giovani che non possono essere lasciati soli, ma vanno accompagnati in percorsi di rieducazione dove lo studio gioca un ruolo fondamentale”. Secondo Petrucci, “quanto sta avvenendo nelle carceri - suicidi, rivolte, aggressioni - richiede la nostra attenzione e il nostro impegno. A nome della comunità universitaria dell’Ateneo fiorentino faccio urgente appello al ministro e al capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria perché si intervenga per migliorare le condizioni dei detenuti attraverso percorsi formativi volti al reinserimento sociale, nonché per supportare il personale e tutti coloro che si impegnano quotidianamente nell’amministrazione dei luoghi di pena”.
Oggi su Sollicciano si terrà un confronto tra Asl, amministrazione penitenziaria e ministero della Giustizia sul caso di Fedi, il ventenne originario della Tunisia che si è suicidato nel carcere fiorentino lo scorso 4 luglio. L’azienda sanitaria all’incontro riferirà i risultati di un audit clinico, fatto nelle scorse settimane, in cui i sanitari si sono confrontati sulla correttezza dei percorsi seguiti in carcere nei confronti del giovane, prima del tragico evento: da quell’audit non sarebbero emerse anomalie, Fedi sarebbe stato seguito - e lo sarebbe stato in modo corretto - dai percorsi di assistenza psicologica attivi nel penitenziario. E proprio nelle ultime ore, il corpo di Fedi, dopo una lunga attesa, è rimpatriato da Fiumicino a Tunisi, dove ad accoglierlo c’era tutta la famiglia. Un ritorno in patria tragico, come drammatico era stato il suo arrivo in Italia a soli 9 anni, nascosto dentro un camion.
Nel carcere fiorentino le condizioni rimangono molto difficili. Al 29 luglio, i detenuti erano 497 a fronte di una capienza regolamentare di 408. Sono ben 71 i reclusi che vivono in spazi inferiore ai 4 metri quadrati. Dall’inizio dell’anno, sono stati 37 i tentativi di suicidio messi in atto dai detenuti, salvati in tutti i casi dalla prontezza degli agenti penitenziari o da altri reclusi. Sono invece state 46 le aggressioni fisiche agli agenti, mentre sono stati 235 gli atti di autolesionismo. E ancora 18 le manifestazioni di protesta collettiva.










