sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Jacopo Storni

Corriere Fiorentino, 10 luglio 2024

Otto mesi fa la giovane detenuta di Sollicciano ha perso il bambino. L’appello delle associazioni. Da quasi un anno, per l’esattezza otto mesi, cerca una casa per scontare la sua pena agli arresti domiciliari, come previsto dal giudice, ma questa casa ancora non è riuscita a trovarla. E quindi continua a scontare la pena in una cella umida e con infiltrazioni nel carcere di Sollicciano. È la storia di Amira (nome di fantasia), la detenuta tunisina di 27 anni che lo scorso marzo ha perso il figlio al quarto mese di gravidanza. Dopo il drammatico evento la reclusa, in arresto per spaccio di sostanze stupefacenti con una pena di quattro anni, è caduta in uno stato psichico critico, con frequenti crisi di pianto alternati a stati depressivi. Per lei, il suo avvocato e i volontari del penitenziario fiorentino si sono attivati per trovare una casa (non soltanto dopo l’aborto ma anche all’inizio della gravidanza).

Non avendo un proprio alloggio, l’unica possibilità per la detenuta è quella di trovare un’alternativa sul mercato privato. Suo cugino potrebbe garantirgli un supporto economico di 500 euro ma c’è un doppio problema: da una parte l’impossibilità di trovare una casa (anche soltanto un monolocale) a questa cifra in città o nei dintorni; dall’altra la resistenza dei proprietari ad affittare un appartamento ad una detenuta agli arresti domiciliari. Ecco perché l’associazione Pantagruel si è rivolta alle istituzioni e soprattutto al Terzo Settore: “Ho fatto almeno ottanta telefonate tra amici e note associazioni del territorio, ma non ho trovato alcuna disponibilità - ha detto amaramente la presidente dell’associazione Pantagruel Fatima Benhijji, da anni attiva a Sollicciano - Nei convegni sul carcere tutti parlano di svuotare il carcere attraverso misure alternative, ma poi nei fatti nessuno sembra intenzionato a farlo concretamente”. E così, nonostante una ricerca forsennata che va avanti da quasi un anno, nessun alloggio è stato trovato.

Nella città della rendita, dove gli affitti sono sempre più cari e il prezzo del mattone lievita sempre più in alto, non ci sono soltanto le famiglie povere e gli studenti fuori sede a farne le spese. Le vittime sono anche le detenute come Amira, che avrebbe il diritto di scontare la pena fuori dal carcere ma che non riesce a farlo perché l’alloggio non si trova. Nelle ultime ore, l’appello dei volontari di Sollicciano è arrivato direttamente all’arcivescovo Gherardo Gambelli, già cappellano a Sollicciano, ma per ora nessuna soluzione.

Amareggiato anche l’avvocato della donna, Samuele Zucchini, che dice: “La mia assistita ha fatto ingresso nel nostro penitenziario fiorentino nel novembre scorso in stato di gravidanza e con un quadro emotivo estremamente fragile. Oggi, a distanza di otto mesi e nonostante le aperture del giudice ad una modifica-alleggerimento del quadro cautelare, si trova ancora ristretta per la endemica mancanza di strutture in grado di poterla accogliere in misura custodiale. In tanti anni di professione posso dire che non ci sono ancora state concrete ed efficaci iniziative realmente capaci di accorciare la distanza tra il “dentro” ed il “fuori”, soprattutto per le donne”.

L’ex legale della donna, l’avvocata Sabrina Del Fio, era inizialmente riuscita a trovare una collocazione per porla agli arresti domiciliari. Ma durante un primo controllo della polizia presso l’abitazione aveva fatto fare retromarcia al giudice: a quell’indirizzo risultava domiciliata un’altra persona con precedenti per droga. E così l’ipotesi era sfumata e ancora dopo un anno si cerca una sistemazione per Amira.

È questa un’altra delle storie drammatiche che si registrano giorno dopo giorno all’interno del carcere di Sollicciano, dove giovedì scorso si è tolto la vita, impiccandosi nella sua cella, il ventenne tunisino Fedi, un gesto a cui è seguita la rivolta di alcuni reclusi, che hanno reso inagibili due sezioni e necessario il trasferimento di decine di reclusi.