di Luca Serranò
La Repubblica, 4 gennaio 2025
La vittima è un cittadino egiziano di 25 anni, che si trovava in osservazione per una serie di atti di autolesionismo. Si è impiccato mentre era solo in cella, come tanti prima di lui. L’ennesima tragedia nel carcere fiorentino di Sollicciano si è consumata nel pomeriggio di ieri, vittima un detenuto di 25 anni di origine egiziana. Ancora da ricostruire le sue ultime ore di vita, ma i primi accertamenti sembrano tutti convergere verso l’ipotesi del suicidio.
Secondo quanto emerso, l’uomo era recluso nel reparto di accoglienza e aveva compiuto in passato gesti autolesionistici, motivo per cui era tenuto in osservazione. Ieri, mentre si trovava da solo nella cella, ha deciso di legarsi un cappio al collo e farla finita. E’ stato un agente della polizia penitenziaria a dare l’allarme e far scattare i soccorsi: i tentati di rianimazione, però, non hanno avuto successo e poco dopo è stato dichiarato il decesso.
Un dramma che arriva a pochi giorni da quello di un altro detenuto originario della Somalia, Mohammed Wardi Ahmed, 28 anni, trovato senza vita nella sua cella la notte tra il 22 e il 23 dicembre, stroncato secondo le prime ricostruzioni - gli accertamenti sono ancora in corso- da un mix di farmaci e alcol. Il giovane, trasferito a Firenze lo scorso 11 ottobre dal Regina Coeli di Roma, si era rivolto alla magistratura ritenendo inaccettabile la vita dentro Sollicciano, firmando (insieme ad altri 100 detenuti) un ricorso per denunciare condizioni di detenzione inumane.
“Quanto accaduto purtroppo non mi meraviglia. Sono anni che dico che va chiuso perché è inumano e indecoroso. È l’opposto di tutto quello che la Costituzione dice e impone alle coscienze sulla pena, che andrebbe eseguita con senso di umanità”, dice Giuseppe Fanfani, garante dei diritti dei detenuti per la Regione Toscana, in merito alla morte di un recluso 25enne di nazionalità egiziana. “Mi sento profondamente umiliato nel ruolo ogni volta che accadono queste cose. Più vado avanti - aggiunge - e più mi chiedo se il carcere come lo intendiamo noi sia qualcosa di utile, serva a qualcosa”. Nello specifico a Sollicciano “ci sono situazioni spaventose, piove nelle celle, ne ho vista una senza vetro alle finestre, c’è un umido spaventoso”. In questo quadro “la mancanza di un direttore è un elemento aggravante, ma dirigere Sollicciano penso sia una cosa impossibile”.
“Egiziano, avrebbe compiuto 26 anni fra qualche giorno, fine pena provvisorio nell’aprile del 2027, ma questa sera verso le 19 ha deciso di farla finita impiccandosi nella sua cella della sezione accoglienza”, racconta Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa polizia penitenziaria. “A nulla sembrano servite le parole del Papa, pronunciate in occasione dell’apertura della Porta Santa nel carcere romano di Rebibbia, ma neppure quelle del presidente della Repubblica, particolarmente toccanti, contenute nel suo messaggio di fine anno. Servono subito misure deflattive della densità detentiva, vanno potenziati gli organici della polizia penitenziaria, necessita garantire l’assistenza sanitaria e vanno avviate riforme complessive. In assenza di tutto ciò, nostro malgrado, il 2025 rischierà di essere peggiore del 2024”.









