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di Valentina Marotta e Antonella Mollica

Corriere Fiorentino, 25 luglio 2025

Nel reparto dei detenuti affetti da disturbi psichiatrici la situazione è esplosiva: da una settimana chiusi in cella. Cinque centimetri d’acqua sul pavimento, piove da giorni dal tetto probabilmente per un tubo rotto. Da sabato è completamente allagato il reparto “Articolazione tutela salute mentale” (Atsm) del carcere di Sollicciano, e come se non bastasse, non funzionano le docce. Secchi nelle celle, nei corridoi e nelle stanze sanitarie in entrambi i piani del reparto, sia quello superiore dove ci sono le celle, sia quello inferiore dove si svolgono le attività riabilitative. Gli psichiatri sono costretti a portarsi da casa gli stivali di gomma per poter guadare quel lago di acqua putrida e arrivare a dare la terapia, attraverso la porta della cella, ai malati sempre più ingestibili visto che da quasi una settimana sono rinchiusi ventiquattr’ore su ventiquattro senza possibilità di uscire.

È solo l’ultimo capitolo del disastro Sollicciano che detiene il triste primato di carcere toscano con il più alto numero di reclusi psichiatrici e che ogni giorno scopre una nuova emergenza. Mentre nei reparti ordinari si combatte, come sempre in questa stagione, contro il caldo infernale, si apre il nuovo fronte all’interno di un reparto particolarmente delicato e impegnativo già in situazione normale.

I posti per i malati psichiatrici a Sollicciano sono nove, attualmente sono presenti cinque reclusi, tutti con problematiche di una certa gravità, tre sono stati già spostati in altre strutture nei giorni scorsi, gli altri sono in attesa di trovare una sistemazione adeguata. In mancanza di posti disponibili nei reparti della Asl l’amministrazione penitenziaria dovrà sfollare il reparto “accoglienza” disponendo il trasferimento in altre carceri di quelli che ci sono attualmente.

L’emergenza ha superato il livello di guardia dal momento che alcuni detenuti, segregati nelle celle, le hanno completamente sfasciate e hanno divelto gli impianti sanitari. Da tempo chi lavora all’Atsm di Careggi ha sollevato il problema dell’inidoneità di quel reparto diviso tra due piani. Nei giorni scorsi infermieri della Asl ed educatori avevano interrotto l’attività per motivi di sicurezza, avendo riscontrato un’impennata di aggressività da parte dei pazienti costretti in spazi ristretti con temperature asfissianti.

“Sollicciano è il peggior carcere d’Italia, ci vorrebbe un’unità di crisi come dopo le alluvioni e i terremoti”, è la provocazione di Giancarlo Parissi, garante dei detenuti del Comune di Firenze. Da giorni è in costante contatto con il servizio sanitario interno alla casa circondariale. “Il provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria lunedì, con una nota, aveva assicurato un intervento tempestivo per trasferire i degenti e riparare il guasto. Ma stamattina alle 10 - precisa - la situazione era identica a quella di ieri e a quella dell’altro ieri: solo uno dei sei è stato spostato, gli altri hanno ancora i piedi nell’acqua”.

I reclusi nel reparto psichiatrico, si sa, non possono stare a contatto con i detenuti ordinari. “È una regola basilare: ma non si capisce dove sia l’intoppo per far fronte a questa situazione di conclamata illegalità. La struttura che non è in grado di garantire né l’incolumità nè la salute delle persone che detiene non adempie al proprio compito”. Fa ricorso a un paradosso: “Se un reparto di Careggi si allagasse, con uno schiocco di dita verrebbe immediatamente chiuso e i pazienti sarebbero spostati in un’altra sezione. A Sollicciano non accade. Tubi rotti, impianto elettrico malandato e cavi cadenti. Il carcere andrebbe rifatto, invece si procede a toppe e ogni tanto le toppe si rompono”.