di Azzurra Giorgi
La Repubblica, 8 ottobre 2024
“Sollicciano è un contenitore dove si alimenta la recidiva”. Parola della direttrice del carcere, Antonella Tuoni. Che, sentita in commissione politiche sociali di Palazzo Vecchio, descrive una “situazione veramente drammatica” dal punto di vista strutturale, di organico, e pure del post carcere. Coi detenuti che “riconsegniamo al territorio esattamente, se non peggio, a quando sono entrati”. Il perché, spiega Tuoni, è dovuto alla mancanza di serie politiche di reinserimento, specie in un contesto - come quello di Sollicciano - in cui il 70% dei detenuti è extracomunitario per cui, all’uscita, “rimarranno irregolarmente soggiornanti, senza radicamento sul territorio o prospettive di vita. Anche se fossimo un istituto modello, e non lo siamo, pur avendogli fatto seguire di corsi di alfabetizzazione, di scrittura creativa e di formazione, non potranno spendere questi titoli e abilità. Bisogna lavorare, e questa è una mia opinione personale, a una regolarizzazione, a un’integrazione e inclusione. Altrimenti li riconsegniamo alla micro-criminalità, è inevitabile”.
I problemi di Sollicciano riguardano ogni ambito. Il 23 ottobre, spiega la direttrice (che in estate ha ricevuto due procedimenti disciplinari per le condizioni del carcere, mentre un fascicolo è stato inviato in Procura), è il termine entro il quale le era stata chiesta una bonifica della struttura, “servirebbero, anche solo per l’imbiancatura, 800mila euro. Esula di gran lunga da quelle che sono le competenze del direttore, che è un ordinatore secondario di spesa. Le condizioni sono fatiscenti e ogni volta che piove ci sono infiltrazioni importanti. La situazione è tale per cui siamo a un punto di non ritorno” spiega lei. Che racconta di 4 milioni, impegnati dal dipartimento di amministrazione penitenziaria, per risolvere alcuni problemi: un appalto che dal 2023 è sospeso per, “a quel che mi risulta, un’erronea progettazione legata alle facciate”. I lavori erano partiti dal reparto femminile, poi sarebbe dovuto toccare a quello maschile. Durante un sopralluogo, però, era emerso come le infiltrazioni non fossero state risolte così “ho scritto al dipartimento, chiedendo di fare attenzione perché, andando avanti allo stesso modo, i problemi non sarebbero stati risolti e i soldi sarebbero stati spesi inutilmente. Da allora l’appalto è sospeso. Ho fatto - dice Tuoni - istanza di accesso civico agli atti per capirne di più”.
Nel frattempo, la direzione generale dei detenuti e del trattamento “sta lavorando a un appalto, ad affidamento diretto, per ripristinare una delle due sezioni devastate durante la rivolta del 4-5 luglio” dice Tuoni. Per quel che riguarda i numeri, la capienza di Sollicciano “dovrebbe essere di 497 detenuti, allo stato sono 514. Uno potrebbe pensare che tutto sommato siamo in linea, ma non lo siamo affatto. Mancano all’appello 223 posti letto e quindi la capienza si riduce notevolmente, con una percentuale di sovraffollamento importante”.
416 i poliziotti che dovrebbero essere in servizio, “ma ne contiamo 348 - dice la direttrice -. Dovremmo avere nella linea di comando 5 dirigenti di polizia penitenziaria ma ne abbiamo 1-2. Io stessa dovrei avere 2 colleghe. Quando si parla di incuria e abbandono di Sollicciano bisognerebbe chiedere a chi è ascrivibile, visto che io da mesi lo gestisco in assoluta solitudine”. Gli educatori sono 9 invece di 11, i contabili dovrebbero essere 4, con almeno 5 anni di esperienza, ma ve ne sono due con meno di 5 anni di servizio mentre uno è in prova.
“È una situazione veramente preoccupante e allarmante, con carichi di lavoro pesantissimi” dice Tuoni che, dopo aver elencato le attività all’interno del carcere (corso di scuola alberghiera, teatrale, di alfabetizzazione, di scrittura creativa), spiega di aver bussato a diverse porte - dal teatro della Pergola agli Uffizi - per cercare di fare entrare la cultura dentro la struttura, “ma senza risultati. Probabilmente perché il carcere non è appetibile e non porta consensi o voti”.
Poi la stoccata alla politica: “Non vedo politiche concrete finalizzate al reinserimento. L’ho detto a tutti: politici di destra e di sinistra. Così si perde di vista l’obiettivo perché al momento Sollicciano è un contenitore dove si alimenta la recidiva”. Su questo pesa la carenza di personale, basti pensare che il protocollo sulla cura del verde siglato col Comune di Firenze è fermo perché non ci sono sufficienti funzionari contabili: “È rimasto carta straccia” dice Tuoni. Che non esita a definire la situazione “incandescente” e destinata a peggiorare in mancanza di interventi. “Poco prima di venire qui - conclude lei - il comandante mi ha inviato una foto di un quadro elettrico bruciato nella caserma femminile per eventi meteorici. Siamo costretti a chiuderla”.











