di Antonella Mollica
Corriere Fiorentino, 14 ottobre 2026
Buttare giù Sollicciano per rifarlo completamente? “Una proposta irrealizzabile. Cerchiamo invece di lavorare su quello che c’è. Basta con queste espressioni allarmate e inconcludenti”. Il garante per i detenuti del Comune di Firenze Giancarlo Parissi, all’indomani delle dichiarazioni della sindaca Sara Funaro sul carcere fiorentino che “è peggio delle carceri brasiliane”, prende carta e penna e lancia un appello: “Se davvero vogliamo fare qualcosa per Sollicciano mettiamoci mano, ognuno per le sue competenze, politiche, sociali, culturali ed economiche della città. Mi rivolgo a tutte le forze politiche, a tutti gli organi di informazione, alle espressioni culturali attive in città, alla scuola, all’università, alle associazioni, ad ogni singolo cittadino che abbia a cuore la dignità della città dove vive e lavora e che lo rappresenta.
Di Sollicciano se ne deve occupare la città, è nel suo interesse. Le risorse vanno trovate, una città che ospita due milioni di turisti l’anno deve trovarle. Anche questo forse rimarrà solo un grido d’aiuto fine a se stesso, ma smettiamo di farci bastare gli slogan o il minimo indispensabile perché la situazione appare troppo difficile per essere affrontata. La direzione del carcere fa quello che può ma il grande assente è il Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. È un pachiderma immobile che sembra moribondo”.
La proposta di Parissi è quella di un “comitato civico” dedicato a Sollicciano. Anche se, spiega, un comitato già esiste e si dovrà riunire alla fine del mese dopo la pausa estiva e dopo il sequestro della magistratura di sette sezioni. “Il vero problema è che quel carcere, dove sono stipate mille persone, metà detenuti, metà lavoratori, non viene considerato parte della città. Ci vuole più coraggio e gli slogan non servono. Nessuno che dica: fra le questioni importanti riguardanti Firenze c’è il suo penitenziario, a tre chilometri dal centro storico e da milioni di turisti che continuamente visitano ignari (meno male) la culla del Rinascimento”. I detenuti, spiega il garante Parissi, hanno diritto a vivere dignitosamente: “La pena non consiste nel dormire con le cimici, consiste solo nella privazione della libertà. Non è tollerabile avere carceri da terzo mondo. Perché non dobbiamo dimenticare che sotto sequestro sono finite sette sezioni, ma le altre che sono funzionanti sono comunque in condizioni pessime da sempre”.









