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di Valentina Marotta

Corriere Fiorentino, 29 marzo 2025

“A Sollicciano i detenuti vivono e camminano nell’acqua, dormono sui materassi infestati da cimici, circondati da muri ricoperti di muffa nera. Il carcere va chiuso fino alla completa ristrutturazione”. A lanciare l’appello alle istituzioni, al presidente della Regione in particolare, è Filippo Focardi segretario regionale di Magistratura democratica, la corrente progressista delle toghe, che nei giorni scorsi con un drappello di magistrati insieme ai volontari dell’Associazione Antigone ha fatto visita alla casa circondariale del capoluogo toscano. È un segnale forte, perché finora la situazione fatiscente di Sollicciano e del suo triste primato (“in lizza con Regina Coeli”) era stata denunciata nei provvedimenti e nelle cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario.

Ieri alla conferenza stampa è intervenuto Paolo Becattini, il responsabile della segreteria della giunta Toscana. Nessuna foto, niente video: il Dap non ha autorizzato Md e Antigone a riprendere la situazione di celle corridoi e spazi comuni del carcere, “retto da un facente funzione in scadenza, ma ancora senza direttore, dopo la mancata conferma della dirigente Antonella Tuoni”, ricorda Focardi.

“Risulta difficile esprimere a parole l’orrore provato nel vedere le condizioni materiali in cui lo Stato italiano fa vivere persone che ricadono completamente sotto la sua responsabilità - ha detto Focardi - è indispensabile che le istituzioni facciano un accesso nel carcere per rendersi conto della drammatica condizione in cui vivono detenuti e agenti della penitenziaria”. Il personale di polizia si trova a lavorare in locali ammalorati, in barba alle norme sui livelli di sicurezza sui luoghi di lavoro.

“A Sollicciano la pianta organica dovrebbe essere di 500 unità. In realtà - precisa Volpi di Antigone - sono invece presenti 314 agenti. Ma senza poliziotti, il detenuto non può uscire dalle sezioni per seguire corsi di istruzione e di formazione professionale. Inoltre sono quasi sempre loro, in assenza di psicologi, personale paramedico e operatori specializzati a farsi carico, pur non avendone le competenze, di attività di mediazione tra detenuti, lavorando in una condizione di ulteriore stress. Non è possibile più attendere”.