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di Mauro Bonciani

Corriere Fiorentino, 12 novembre 2024

Cigl e “Altro Diritto”: solo in 8 hanno un’occupazione. Il Garante: “Serve un ufficio pubblico apposito”. Sono solo otto i detenuti di Sollicciano che hanno un lavoro all’esterno del carcere, in cui rientrano ogni sera. Un numero che meglio di tante parole fotografa la difficoltà di creare opportunità lavorative e di reinserimento nel più grande penitenziario toscano, dove i detenuti sono oltre 500. E proprio “Carcere, diritti e lavoro” a Sollicciano e in più in generale nelle carceri toscane sono stati al centro dell’iniziativa organizzata da Cgil Firenze e “L’Altro Diritto” che si è svolta ieri a Firenze presso la Camera del lavoro in Borgo Greci, presente anche Gloria Manzelli, provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria per Toscana e Umbria.

E per dare una svolta, il garante regionale dei detenuti, Giuseppe Fanfani ha lanciato una proposta concreta: “Serve una struttura pubblica che si occupi di lavoro per i detenuti una volta usciti e del loro accompagnamento, perché nessuno li vuole, questa è la verità. Ogni carcere deve avere un referente su questo. Invece oggi tutto viene fatto dall’esterno. Benissimo i volontari, le azioni di Comuni e Regioni, ma occorre strutturare una realtà che non può che essere pubblica, che conosca anche le esigenze del territorio così da fare formazione mirata in funzione delle esigenze, ad esempio per camerieri o muratori se mancano. E ci deve essere anche una modifica delle leggi così da avere per quattro, cinque anni, uno sgravio contributivo per chi assume queste persone”.

Su Sollicciano Fanfani ha ribadito “è una struttura fuori dal tempo, da ogni dignità, non ha neppure spazi per laboratori o altre attività. È un troiaio”.

Anche Manzelli ha sottolineato le criticità: “A Sollicciano la situazione è molto difficile, drammatica direi. Occorre un intervento radicale per ristrutturarlo. C’è poi il problema che le carceri accolgono le emergenze sociali, persone cioè che non si sa gestire, con problemi psichiatrici e di tossicodipendenze”. Secondo la Cgil i posti regolamentari del carcere fiorentino sono 497 ma 136 non sono disponibili per lavori di ristrutturazione, i detenuti sono 531, gli agenti di polizia penitenziaria 435 contro l’organico previsto di 416, gli educatori sono 10 contro gli 11 previsti, mentre agli 8 detenuti che lavorano fuori si aggiungono 18 che stanno facendo il corso di orticoltura. L’assessore al sociale di Palazzo Vecchio (il Comune spende circa mezzo milione ogni anno per progetti legati al carcere) ha spiegato che si lavorerà per rendere più efficaci tali percorsi e Bernardo Marasco, segretario della Cgil Firenze ha concluso: “Nessuno deve essere estraneo alla società. I diritti vanno garantiti, anche per riconquistare la cittadinanza”.